Presenze Aliene

giovedì 3 novembre 2011

LA MORTE

LA MORTE
Di Dario Giacoletto


Al momento della tua nascita, una sola è la  certezza: dopo aver corso alla nascita, non farai altro che correre alla morte!.. esattamente come afferma la sopra esposta meridiana di Pontechianale e, il tempo inesorabile, ne scandirà il ritmo. L’alternativa  altrimenti sarebbe, l’eternità materiale!.. Ora, se il vivere materiale è migliore del vivere immateriale, allora sarebbe logico aspirare all’eternità materiale; ma se il vivere migliore è immateriale, perché ostinarsi a voler mantenere  la vita materiale?..
Morte  quando verrai, fa che sia di giorno
 voglio vederti in volto..
.. per combattere con te quest’impari battaglia.
Lo so, il corpo soccomberà..
Io però sarò il vincitore!..
Qualcuno obietterà che le parole sono parole ed i fatti i fatti. E’ facile parlare quando si tratta delle pelle degli altri, diverso quando si tratta della propria.

LA NASCITA
E’ bene rendersi conto, del fatto che quando dei genitori mettono al mondo un figlio, non è perché hanno creato l’esistenza di quell’essere; ma perché sono stati lo strumento che ha generato la manifestazione di quell’essere sul piano fisico. Di questo evento sono artefici, responsabili i genitori, non di altro. Hanno pertanto offerto a quell’essere, la possibilità di vivere l’esperienza umana. L’essere in quanto entità senziente, esisteva già prima e, continuerà ad esistere anche  dopo. I genitori, generano il corpo fisico ma, non sono i creatori dell’esistenza di quell’essere.

LA MORTE  DELLE PERSONE CARE
Quando muoiono persone care, in particolare se ancora in giovane età, una domanda è ricorrente: “Se esiste un Dio, perché consente questo?..” Spesso poi, a chi si pone questa domanda, gli vien meno la fede in Dio. A coloro che serenamente cercheranno la risposta circa il perché, la risposta giungerà e, sarà portatrice di serenità e di fede. Coloro che la risposta non la troveranno saranno destinati a soffrire. Tu che la risposta non l’hai ancora trovata, ti sei mai domandato se tutti quanti quelli che si sono posti la domanda poi si sono fermati dove ti sei fermato tu?.. perché  non consideri quanto hanno trovato quelli che sono andati oltre?..


I DUE  (Ipotetici) ASPETTI DELL’UOMO

A)    L’uomo (in quanto essere) inizia ad esistere con la nascita e termina con la morte.
B)    L’uomo (in quanto essere), già esiste sul piano immateriale. Si manifesta sul piano fisico con la nascita e, termina la sua esperienza con la morte fisica. In quanto essere è immortale e quindi eterno in Dio.
Ogni uomo vive la sua vita, dibattendosi tra queste due posizioni.

I DUE (Ipotetici) ASPETTI  DI DIO

A)    Dio è una entità esterna all’uomo il quale, è la sua creatura sottoposta. L’uomo pensa a Dio, come ad una figura paterna posta altrove. Pensa che Dio dispone del destino degli uomini. Gli uomini non possono fare altro che vivere il loro destino imposto. Si pongono la domanda “Perché Dio consente la sofferenza” e, non trovano la risposta.
B)    Dio è il Tutto Assoluto e comprende in Sé tutte le sue manifestazioni, compreso l’uomo. Se soffre l’uomo, soffre Dio; quindi è azzardato pensare che Dio vuole soffrire. A questo punto però sorge una domanda: Qual è la funzione della sofferenza?..

LA FUNZIONE DELLA SOFFERENZA
Sul piano esclusivamente fisico, la sofferenza ha la funzione di tutelare il corpo fisico. Se un individuo non sentisse dolore nel tagliarsi un dito; nulla gli direbbe di non farlo, tranne il buon senso. Quando una persona soffre fisicamente, è perché vi è un errore in atto. La sofferenza è una spia che avverte dell’esistenza di un errore!.. Compreso questo, possiamo procedere e chiederci se questo principio, vale anche per l’aspetto non fisico. Ebbene, anche la sofferenza non fisica, è un campanello d’allarme dell’esistenza di un errore in atto. Questa sofferenza, terminerà quando si eliminerà la presenza dell’errore. L’uomo quindi, non soffre perché è Dio che glielo impone o lo consente; ma perché è lui (parte di Dio in Dio) il quale genera l’errore che Dio consente e del quale la sofferenza ne segnala l’esistenza. Quando un uomo soffre, si deve domandare: Dove è che vado sbagliando?.. il saggio traduce il tutto nella seguente frase:

Nella vita è necessario soffrire per capire,
quando non si vuol capire
senza soffrire!..
Se ti muore un figlio o comunque una persona cara; non è per farti soffrire; ma perché questo è il manifestarsi del copione della vita, del quale noi siamo attori inconsapevoli. Ogni persona che soffre, mentre soffre deve chiedersi: “Posso  io in questo momento, imponendomi a me stesso, ridurre la mia sofferenza?..” Sul piano fisico, dimostrano ciò che si può fare in quanto a controllo del dolore, quelle persone che si impegnano in tale direzione. Vedi fachiri, guru ecc.. Sul piano non fisico (quindi morale, sentimentale, mentale ecc..) dimostrano ciò che si può fare per annullare il dolore, tutte quelle persone che poi arrivano a dire: “ soffrivo perché credevo che..”

COME SE NE ESCE
Il saggio sostiene che se ne esce mediante  la “Trascendenza”. Trascendere significa passare oltre. Se tu passi oltre l’ostacolo dell’errore, la sofferenza che quell’ostacolo ti genera, non esisterà più!.. Non puoi però aggirare l’ostacolo. Devi affrontarlo, superarlo, andare oltre. Il tuo essere esiste al di là di tutto e di tutti gli ostacoli. E’ Dio stesso. Nulla può fermarlo o farlo soffrire se non è lui che lo decide, consapevolmente o meno. La responsabilità è tua, non di Dio nella versione “A”; ma tua nella versione “B” di Dio!..
Si soffre per amore; ma questo è un errore. Se tu ami e basta, non soffri.  Se tu credi di amare e invece vuoi possedere ( la possessione è errore ); quindi tu soffrirai.
Si soffre per la morte delle persone care. Soffri perché vorresti che fossero ancora qui ma, questo non è amore. E’ desiderio di possedere quella persona. Tu amala e basta, non soffrirai nell’errore che consiste nel considerare la morte nella versione “A”, quando invece dovresti vivere la “B”. Perché soffrire per la morte altrui, quando la morte in realtà non esiste ma, è unicamente un passaggio di condizione?.. Perché vorresti che il tuo caro fosse ancora qui, quando altrove lui è probabilmente in condizioni migliori?.. Non è per caso un atto di egoismo che, essendo un errore genera la sofferenza?.. La vita umana è un temporaneo  passaggio  in stato d’ombra, del tuo Divino essere.Così come mostra  la  frase  sulla  meridiana  di  Cuceglio:   “ Veloce passa al par dell’ombra.. il tempo” dove il soggetto è il tempo che passa alla stessa velocità dell’ombra; ma contemporaneamente anche l’uomo è un’ombra che passa nel suo tempo.



IL RICATTO DELLA MORTE

L’essere umano che teme la morte sua o altrui, può essere ricattabile da parte di chi ritiene di poter padroneggiare la vita altrui. Per togliere l’arma del ricatto; occorre avere la certezza che morte non significa “cessazione d’essere”, ma unicamente cessazione dell’esperienza materiale. E’ necessario comprendere che colui che minaccia la vita di altri, vuole essere il padrone della vita altrui in quanto non è consapevole o padrone della propria.  Chi è consapevolmente padrone di se stesso, ha tutto quanto gli occorre per esistere e non gli necessita  altro. Viceversa chi non è padrone della propria vita, vuole essere padrone della vita altrui. Costui è un inconsapevole e, per la violenza che vuole fare agli altri, un imbecille!.. Quanti ve ne sono sul nostro pianeta?.. tanti,.. tutti quelli che seguono la religione della forza, più quelli che sostengono di doverlo o poterlo fare in quanto eletti dal loro dio. Messi tutti assieme, formano una marea umana di imbecilli paranoici!..

OPINIONE PERSONALE
1.     Se dopo la vita e la morte fisica esiste il nulla; questa vita terrena non merita di essere vissuta. Posso morire serenamente oggi stesso. Nel caso io venga ucciso, addirittura ho ricevuto un favore.
2.     Nel caso invece che dopo la vita terrena esista il seguito del percorso, non può essere qualitativamente  peggiore della vita terrena (l’ipotesi che lo possa essere, la considereremo altrove). Pertanto è da considerarsi migliore e quindi, la mia morte qui ora, mi premia con l’arrivo di una condizione più favorevole. Non sarebbe coerente quindi, avere paura della morte o odiare chi eventualmente ti avesse ucciso e, lo dovresti ringraziare per averti risparmiato un percorso in’utile o di eventuale sofferenza.
3.     Il percorso qui ora non è però inutile per l’esperienza che produce quindi, seppure tra molte difficoltà, va portato avanti e nessuno ha il diritto di troncarlo senza il mio consenso.
4.     Io posso morire in stato di coscienza o di incoscienza. Nel caso io muoia cosciente (e così sarà), se tu mi hai ucciso senza il mio consenso; io ti verrò  a cercare. Il seguito lo scoprirai all’eventuale prossima puntata!.. Non potevi e non puoi, ricattarmi con la minaccia della morte!.. io sono immortale in quanto libera entità. Al limite, mi puoi danneggiare togliendomi il vestito fisico. Se lo farai, pagherai un prezzo.. Il ricatto mediante la minaccia di morte, può funzionare unicamente nei confronti di coloro che muoiono incoscienti e in stato di paura.
 Ed ora il quesito finale per una prossima puntata:


Meglio morire da vivi..
..o vivere da morti?..



3 commenti:

  1. La morte non è buio,la morte è luce,la morte non è la fine ma è l'inizio dell'eternità.

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  2. Questa è opinione personale la sicurezza certa della vita dopo la morte è pura follia l insicurezza della esistenza della vita dopo la morte genera la fede i 4 mesi ho perso mia madre per incidente e mio fratello per infarto due anime nobili non è facile superare questa condizione sono passati in Totale 5 mesi

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  3. Con il massimo rispetto per la sua sofferenza, amichevolmente,le faccio presente che la vita di ogni individuo è l'autrice di un viaggio. Un viaggio che ti porta qui, e poi ti porta via. Un giorno porterà via anche me; ma se mi ha portato fino qui, significa che mi porterà anche altrove. Se invece non mi porterà altrove, significa che tutto questo è vano.

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