Presenze Aliene

lunedì 7 ottobre 2013

IL CASO AMICIZIA E W56

IL CASO AMICIZIA E  W56
Di Dario Giacoletto

Il caso Amicizia fu un caso molto discusso; ma in ufologia tutti i casi, più o meno lo sono. Ritengo comunque che, al di là di quello che può essere il personale giudizio finale; il libro valga la pena di essere letto. Il presente post propone una sintesi dei dialoghi che sarebbero intercorsi tra umani ed entità aliene w56. La seconda foto riprenderebbe una di queste entità in una modalità intermedia tra l’eterico e il  fisico in senso umano; ma già fotografabile, sebbene non visibile a occhio nudo. La terza foto riprende una di queste entità  in forma fisica. La foto è stata indagata e pare che la statura enorme dell’uomo sia comunque in coerenza a quanto gli sta intorno e pertanto che non sia frutto di una alterazione. Invito i lettori interessati, a soppesare con attenzione quanto viene riportato nei dialoghi, in merito al fatto che esisterebbero sebbene in uguale apparenza fisica umana, diversità animiche di base. Ciò spiegherebbe molti aspetti sconcertanti che il genere umano presenta.

Buona lettura.. 


Il caso “Amicizia” è uno straordinario caso Italiano di contatto alieno con gli uomini, rimasto segreto per mezzo secolo.
A Pescara, negli anni ’50/’70, un gruppo di extraterrestri avrebbe contattato direttamente un insospettato numero di persone. Il progetto fu chiamato Amicizia. Gli umani sarebbero stati portati nelle loro basi e a bordo degli UFO. I personaggi coinvolti sono di alto livello sociale e culturale. Il leader del gruppo italiano era Bruno Salmaciccia. Ho deciso di trascrivere un dialogo che ebbe Stefano Breccia con un alieno del gruppo W56 avvenuto nel maggio del 1967 in un bar di Bologna. Ricordiamo che il caso “Amicizia” si distingueva dal fatto che gli esseri ET erano quasi identici a noi a parte le misure che variavano ( anche se in realtà c’erano altre razze ma più o meno simili fra loro), c’erano esseri che arrivavano ad un’altezza di mt. 3,50. Per loro era più difficile inserirsi in mezzo alla gente comune, per il fatto che le loro mani erano più lunghe delle nostre.
Molti di loro parlavano parecchie lingue terrestri e alcuni, sapevano anche i dialetti. Erano esseri molto intelligenti, e in questo dialogo Stefano B. parla con uno di loro. Non ha dato il nome perché per questa gente i nomi non avevano molta importanza, quindi anche nel libro si legge che venivano inventati di sana pianta, come anche la sigla W56 (W di vittoria, 56 il presunto anno in cui iniziarono i contatti, questa sigla fu inventata da Bruno Salmaciccia, forse anche CTR anche se non è specificato nel libro), questa cosa si viene a scoprire leggendo il libro di Stefano Breccia il quale era un amico di Bruno. Partecipò anche lui anche se in maniera meno compromettente. Ovviamente nel libro è spiegata tutta la storia dal principio alla fine, già, perché a quanto pare, il caso “Amicizia” non finì nel migliore dei modi. Molta gente terrestre che si volle unire al gruppo di Bruno Salmaciccia ebbe problemi, alcuni impazzirono, altri tradirono il gruppo. Così i CTR riuscirono ad avere la meglio su questa gente terrestre, questo perché gli uomini che si vollero inserire nel gruppo non erano abbastanza forti. Si presero panico alcuni dei più coinvolti. Alcuni tra quelli  che non si credevano pazzi, ma che avevano paura delle possibili conseguenze, finirono con infamare Bruno ed il resto del gruppo. A questo punto non c’era più unione, se non tra i pochi, quindi il gruppo pian piano si sciolse, e, i W56, tra le varie guerre contro i CTR e la situazione che si venne a creare, fu costretto ad andarsene via. Tutto questo dopo 20 anni di “Amicizia” con i terrestri.
U = Stefano Breccia W = Interlocutore (uno dei W56)
U: Perego aveva effettivamente ragione quando diceva di aver mangiato con voi abbacchio e patatine fritte. Chi si sarebbe aspettato di vedere un extraterrestre bere whisky?
W: Che c’è di strano? Tanto vale accettare i lati positivi dei mondi che si visitano.
U: E’ da molto tempo che vai in giro da un posto all’altro?
W: Decisamente si. Comunque non si è mai stanchi di imparare cose nuove.
U: Ma non hai nostalgia di casa tua? Da dove vieni?
W: In effetti casa mia é dovunque mi trovi. Non ho un posto fisso nel senso che tu intendi. Sono nato in un posto assai lontano dalla Terra. Non so dirti come si chiami la stella attorno cui ruota il mio pianeta, perché non conosco bene la vostra nomenclatura. Comunque si tratta di una stella gialla, poco più grande del vostro sole. Il mio pianeta è il quinto del sistema, anche lui un poco più grande della Terra. La differenza vistosa è che c’è più ossigeno e meno azoto nell’ atmosfera.
U: E questo non ti ha dato fastidio?
W: Ben poco, e comunque solo nei primi giorni passati sulla Terra. D’altro canto, prima di intraprendere un soggiorno su di un nuovo pianeta, i nostri biologi riescono ad adattare i nostri corpi al nuovo ambiente, se le differenze non sono troppo forti.
U: Da quanto tempo vivi sulla Terra?
W: Da circa trent’ anni. Sono stato dapprima in Cina (questo non te l’aspettavi, vero?), poi in Australia, poi in Germania, e finalmente in Italia. Quando sono entrato in Germania, ho assunto un’ identità tedesca, che ho mantenuto venendo in Italia. Il lavoro che compio, importazione dalla Germania, mi offre una discreta libertà di movimento. Resto inoltre cittadino tedesco, e penso che manterrò questo stato fino alla conclusione del mio soggiorno sulla Terra.
U: Fra quanto tempo te ne andrai?
W: Non è ancora ben chiaro; comunque fra pochi anni.
U: Avete installato basi stabili anche in Cina ed in Australia?
W: Sono secoli, ed anzi millenni, che noi abbiamo basi sulla Terra. La stabilità è un concetto stupido: tutto è in evoluzione. A volte chiudiamo una base, a volte ne apriamo un’altra. Dipende dalle esigenze.
U: Avete basi anche su altri pianeti del nostro sistema?
W: Qualcuna. In realtà non hanno molto senso, in quanto le nostri basi vere e proprie sono alcune navi madre che circolano all’interno del sistema. Solo sulla Terra, per non dare nell’occhio, dobbiamo attrezzarci con ricoveri nascosti, sotto terra, sotto i mari, od in zone inaccessibili.
U: comunque, la vostra libertà di movimento è assai grande.
W: Solo se si ha la certezza di inserirci nella vostra società, come ho fatto io. Volendo vivere in clandestinità, si incontra un’infinità di ostacoli.
U: Perché cercate la clandestinità? Perché non vi fate conoscere a tutti?
W: In primo luogo, non ci interessa. Che cosa guadagneremmo noi? E che cosa, oltre tutto, guadagnereste voi da una cosa del genere? In questo momento non avete un bisogno vero e proprio di guide spirituali, dovete scavarvi la vostra strada da soli, dato che avete le capacità per farlo. Noi siamo qui fondamentalmente per studiare, ed incidentalmente per difendervi da possibili aggressioni da parte dei CTR (alieni nemici). Naturalmente, in questa seconda attività, ci fa comodo poter fruire di aiuto da parte di alcuni fra voi.
U: Come avete scelto le persone contattate?
W: In primo luogo, fra coloro che sono dotati di buon equilibrio mentale, di serenità, e di capacità di autocontrollo.
U: Bruno Salmaciccia, quindi.
W: Si, e non solo lui.
U: E che cosa mi dici di una fantomatica “polizia cosmica”, di cui mi ha accennato non ricordo più chi?
W: E’ una struttura analoga alla vostra, ad un livello più elevato, controllata da miei simili ad un livello superiore. Sono coloro che effettivamente controllano l’attività di quelli che chiamate CTR.
U: Già, tutte queste sigle del cavolo. E W56?
W: Francamente non lo so. Credo che 56 faccia riferimento all’anno 1956, anche se non ho ben chiaro che cosa sia successo di tanto importante quell’anno. Circa il W non ne ho la più pallida idea. Non è un’iniziale, perché sarebbe eventualmente l’iniziale del nome Weiros, i vostri CTR.
U: E CTR?
W: Idem. Non so cosa significhi, né chi abbia inventato questa sigla.
U: quante lingue terrestri parli?
W: Tedesco, inglese, italiano, cinese, hindi, russo, latino, sanscrito.
U: Anche latino e sanscrito?
W: Il sanscrito è una lingua splendida, così come il latino.
U: Swasti Uttara Devadam?
W: La tua pronuncia è assurda. D’altro canto, voi non sapete come si pronuncia veramente il sanscrito.
U: Dovremmo esserci comunque abbastanza vicini.

W: Si, scherzavo. Comunque, se ti interessa, posso farti avere delle registrazioni dell’epoca, ammesso che riesca a scoprire chi le possiede.
U: Probabilmente, in questo momento, mi interesserebbero di più registrazioni dell’egiziano classico.
W: Vedremo. Non ti prometto niente.
U: D’altra parte, la vostra tecnologia è relativamente semplice. Una volta ottenuta energia illimitata attraverso le batterie madri, non c’è nessuna difficoltà sostanziale a comprendere come funzionano le vostre apparecchiature.
W: Attento, non è tutto così semplice come ti hanno raccontato. Comunque credo che se tu avessi un centinaio di ingegneri a disposizione, del denaro a sufficienza, nel giro di una decina d’anni dovresti essere in grado, andando per tentativi, di costruire una campana. D’altro canto, la campana è un apparecchio estremamente antico come concezione, e voi vi trovate nel pieno dello sviluppo tecnologico, per cui non ho difficoltà a ritenere che sareste in grado di lavorare a partire dalle poche specifiche di principio che vi abbiamo fornito.



U: Com’è possibile che le campane siano invisibili ai radar?
W: Perché, al solito, i vostri tecnici hanno una visione parziale delle cose. D’altronde, per gli scopi per cui è stato costruito, un radar va benissimo, ma non è detto che riesca a percepire una campana.
Con i vostri aerei, se il pilota vuole compiere una certa manovra, ha a disposizione una sola sequenza di comandi. Il nostro calcolatore, invece, in ogni momento ha da scegliere fra infinite possibilità diverse, tutte equivalenti ai fini del risultato voluto. Questo significa che la distribuzione dei campi attorno alla campana è imprevedibile e cambia in continuazione. Adesso, pensa al meccanismo ottico di illuminazione. La luce solare a spettro teoricamente piatto, però un oggetto illuminato restituisce solo alcune frequenze, appare colorato, e quindi lo spettro della luce riflessa non è più piatto. Nel nostro caso, la cosa è complicata dal fatto che esiste una vistosa attività elettromagnetica in atto, con grosse emissioni di energia. Inoltre, sia lo spettro di emissione che la funzione di riflessione cambiano in continuazione. E’ in teoria possibile che questi due oggetti restino costanti per un certo tempo. Allora il radar è in grado di eseguire una circonvoluzione temporale, e di riconoscere la presenza di una campana. Ma il più delle volte non è così. Esiste poi una invisibilità di fatto. Nel tempo necessario ad un radar per tornare ad inquadrare la stessa zona cielo, la campana può essere ormai lontana, ed una sola eco non dà origine ad una immagine. Oppure ci possiamo essere spostati di molto, pur rimanendo inquadrati, ma i due echi successivi non possono venire correlati, anche se hanno eguale spettro. Questo, in un certo senso, è un meccanismo passivo, nel senso che noi non facciamo nulla per renderci invisibili. Se invece vogliamo, possiamo dire al calcolatore di cambiare volutamente gli spettri di riflessione ed emissione, in modo da rendere impossibile in ogni momento una circonvoluzione chiusa.
U: Cioè apparire e scomparire a tratti?
W: Ancora peggio. Siamo a tratti invisibili, a tratti visibili, a tratti parzialmente visibili e parzialmente invisibili, a tratti sono visibili cose che non sono la campana, ad esempio alcuni dei campi generati. L’occhio, così come il radar, pretende di essere uno strumento intelligente. Non trasmette al cervello un’immagine che appare solo per un decimo di secondo (o, se preferisci, è il cervello a non tener conto dell’informazione). I vostri fotografi che, sviluppano una foto, ci scoprono un “disco volante” invisibile all’atto della foto, sono fortunati. Il disco non era invisibile, erano i cervelli dei presenti a non vederlo. La macchina fotografica, stupida, non si preoccupa di correlare. Se in quel momento un oggetto è visibile, viene fotografato. La cosa non ci preoccupa, perché, quando svilupperanno le foto, noi saremo già lontani. Esiste poi una invisibilità ambientale. Come fanno i piloti delle vostre navi sottomarine, se blocchiamo la risonanza la campana non emette più. Diviene quindi automaticamente invisibile se nel cono d’ombra del pianeta, al suolo, o nello spazio.
Questi sono problemi di cui devono preoccuparsi i piloti dei vostri aerei, che hanno bassa velocità e scarsa autonomia. Per loro un errore di rotta può significare avere problemi a raggiungere l’obiettivo. E comunque, sia deviazioni di rotta che riduzioni di velocità comportano aumenti notevoli del tempo di volo. Con i nostri mezzi, invece, se anche rimbalzassimo da destra a sinistra attorno alla rotta, come i denti di un pettine, non avremmo problemi né di autonomia, né di tempi di volo. D’altro canto, la precisione di rotta non serve a gran che; la campana è un veicolo che porta da un punto ad un altro; come si ci arriva conta poco. Se proprio ci interessasse poter passare con sicurezza su un determinato punto, ci basta mettervi un’ancora. (*Qualche cosa di vagamente simile ai VOR della nostra aviazione)
Spesso i terrestri mi hanno domandato sull’iperspazio, che non esiste, perché è una vostra invenzione. In realtà lo spazio ha un elevato numero di dimensioni, ed in ogni momento ne possiamo vedere da due a quattro. Scegliendole opportunamente, ci si può trovare in situazioni assai complesse. Non è detto che la campana sia necessariamente un veicolo; ci sono situazioni nelle quali l’insieme dei punti dello spazio è tale che ciascuno ha distanza nulla da tutti gli altri. In questi casi non si può parlare di spostamento, e la campana diviene soltanto un recipiente.
U: Come sarebbe a dire?
W: Potrei fare prima se riuscissi a parlare in termini matematici. Purtroppo non conosco la vostra terminologia sufficientemente a fondo. Pensa che lo spazio sia la superficie terrestre, con il sistema di latitudine e longitudine. Se costruisci una geometria su questo spazio, tutto andrà bene finché starai vicino all’equatore, e finché le dimensioni delle tue figure saranno piccole rispetto al raggio sfera. Quando ti avvicini ad un polo, però, la dimensione lungo l’asse dei paralleli tende a scomparire, ed i punti si addensano. In questo caso hai un universo di lunghezza nulla. Hai capito?
U: Certo.
W: Come si direbbe questo, in terminologia matematica?
U: E’ un classico caso in cui si tenta di utilizzare una geometria euclidea in uno spazio di Riemann, ove le condizioni di quasi euclideicità valgono solo localmente. E’ un po come quando si applicano le equazioni di geodicità (la variazione della lunghezza infinitesima è nulla) e si scopre una semplice infinità di soluzioni tutte diverse fra di loro.
{Qui salto qualche dialogo perché il W56 interroga Stefano Breccia su argomenti complessi, ricomincio dopo qualche dialogo fra i due.}
U: A me, invece non piace gran che il termine Ufo.
W: A me si, invece, se non foss’altro perché anche noi abbiamo i nostri UFO. Come diceva giustamente un vostro scrittore, esistono più cose di quanto l’uomo possa immaginare. A volte, molto di rado, ci capita di incontrare degli oggetti immensi, chiaramente artificiali in quanto non si muovono nello spazio come corpi celesti qualsiasi. Però non siamo mai riusciti a capire chi siano, né se emettano messaggi. I nostri tentativi di comunicare sono falliti.
U: E non avete provato ad accostarvi?
W: Paradossalmente, sarebbe necessario forse un veicolo a razzo, perché i nostri a propulsione non inerziale vengono deviati.
U: Perché non provate a seguirli?
W: I viaggiatori della notte (poetico, vero?) cambiano molto spesso assetto dimensionale, per cui ci sfuggono in modo irrecuperabile. Forse un giorno o l’altro riusciremo ad incontrarci.

U: Parlami un po’ della diatriba fra voi ed i CTR.
W: Hai fatto bene a non usare il termine “guerra” , come fa Bruno, perché in realtà non è mai esistita una guerra vera e propria, anche se molti dei nostri sono morti. Il nome CTR è una sigla inventata non so bene da chi, in una lingua terrestre. Questi automi si sono evoluti a partire da una zona iniziale che non so come si chiama dai vostri astronomi; è una stella fra quelle che compongono la costellazione del Centauro.
U: Proxima Centauri?
W: No, non una delle stelle vicine a voi; anzi è abbastanza lontana. Fra parentesi, i vostri astronomi non sanno che esiste una stella molto più vicina a voi che non quella che voi pensate.
U: Il Sole.
W: Spiritoso. Comunque i CTR sono il risultato di un esperimento che ha superato la possibilità di controllo. Sono automi, nel senso pieno del termine, anche se hanno iniziato ormai da secoli un’attività di riproduzione biologica. Per voi a questo punto non è più possibile distinguere fra un automa ed un essere naturale.
U: In che senso?
W: Probabilmente puoi concepire il fatto che un corpo umano sintetizzato, con una coscienza ed una volontà impressa dall’esterno su una struttura precedentemente amorfa sia un automa. Ma i pronipoti di quest’esser secondo te sono ancora automi o no?
U: E tutti noi siamo o no automi pre-programmati?
W: Vedo che hai capito in che direzione sta il centro del problema. In effetti, in base alle nostre conoscenze biologiche e non c’è una parola che conosca nella vostra lingua diciamo animistiche, è possibile distinguere gli esseri naturali originali dalle discendenze di automi; tutti noi siamo stati originati all’inizio come automi programmati. In un certo senso, parlando con Bruno, ho verificato che esiste traccia di questo concetto in una branca dello Yoga, non ricordo quale.
U: Il Raja yoga, e, prima ancora, il Bhagavad Gita.
W: Non conosco i nomi, quindi non ti posso rispondere. Comunque è chiaro che in un certo senso ci siamo noi stessi auto-programmati, in quanto noi partecipiamo dell’essenza di Dio. I CTR (e, per la cronaca, non solo loro) sono invece, e restano, creature artificiali, anche se a livello fisiologico nessuno dei vostri medici sarebbe in grado di distinguerli; in effetti, non c’è nulla di fisico che permetta di stabilire se un organismo è un discendente di automi originariamente artificiali o meno. I CTR, o Weiros come vengono anche chiamati, sono quindi una razza artificiale. Il loro scopo è cercare di colmare la lacuna che li separa dalle razze naturali, e di conseguenza stanno studiando. Per quanto ne so, fino ad oggi sono solo riusciti a capire che esiste il problema, ma non hanno ancora individuato dove si trova, come hai fatto tu prima.
U: E perché vi combattono?
W: In realtà non combattiamo, non consideriamo questa una guerra, anche perché non è possibile l’esistenza di uno stato di guerra fra creature naturali.
U: Sarebbe simpatico che ti sentissero un pò dei nostri generali.
W: Infatti fra di noi esiste sul vostro conto una curiosità maggiore di quella che avete voi per i vostri Ufo. Comunque, tornando ai CTR, il loro scopo è cercare di risolvere un problema di cui non conoscono il testo. Per loro la cosa è, letteralmente, di vitale importanza, e di conseguenza non si arrestano dinnanzi a nessuna difficoltà. Ormai hanno raggiunto una cultura a livello biologico estremamente superiore alla vostra, anche se noi continuiamo a saperne di più, non foss’altro perché siamo stati noi a creare i CTR.
U: Come sarebbe a dire?
W: L’esperimento che ha dato origine a questi automi è stato messo in piedi da un uomo naturale, il quale, purtroppo, è morto nel tentativo di bloccare la cosa. Quindi i CTR sono “figli dell’uomo”, come dice un brano della Bibbia che mi ha fatto leggere Bruno.
U: E l’uomo è figlio di Dio.
W: No, l’uomo è Dio. E’ parte di Dio, il quale non è nemmeno in parte non uomo. Non esiste alcuna caratteristica di Dio che sia aliena dalle caratteristiche umane, non, naturalmente, a livello fisico.
U: Credo di capire; sempre il Raja Yoga.
W: Si, o quello, o qualche cosa di simile. Comunque, per schematizzare, restiamo a Dio, uomini, e CTR. La conoscenza biologica di costoro per voi sarebbe stupefacente; basta che pensi alle Idre (* Sarebbero in poche parole leggendo il libro, entità che vengono fuori da un corpo morto, quì l’amico dei W56 ci vuole fare intendere che i CTR non avendo vita dopo la morte terrena, usano noi per cercare di trovare una soluzione, probabilmente quì si parla di anima e spirito), e ti rendi conto che, in qualche senso, la loro biologia va al di là della morte fisica, il punto dove finisce la vostra scienza medica.
Però manca loro la capacità di comprendere che cosa manca per fare il salto finale.
E l’unico modo che possono avere, per scoprirlo, è studiare. E l’unica cosa che possono studiare sono gli uomini. In pratica, quindi, loro tentano di compiere esperimenti sugli uomini che sono tanto deboli da non potersi difendere, o da non rendersi nemmeno conto che si trovano in una situazione di pericolo, e che quindi devono difendersi; ad esempio voi. Gli uomini che si rendono conto del problema, noi ed i nostri simili, tentano di impedire che si nuoccia a loro stessi ed ai loro simili. Ecco quella che voi chiamate guerra; in realtà, invece, è come quando voi riempite l’aria di veleni vaporizzati per evitare gli insetti. Pensa a degli insetti con capacità tecnologiche vicine alle vostre, ed avrai un’idea della situazione. Fortunatamente, la nostra cultura è nettamente superiore alla loro, quindi riusciamo a mantenere il predominio. Però, ai nostri livelli, anche una piccola differenza in tecnologia comporta un divario enorme, se misurato nei vostri termini, e comunque, la fazione più debole è pur sempre estremamente più potente di quanto non possiate essere voi. I nostri antenati hanno già preso contatto con i vostri; molte delle cose che dicono le vostre religioni sono state originate da noi. La lotta fra il bene e il male è come la rappresentano i vostri frati, non come dicono i vostri preti. Non è male, di per sé, uccidere un uomo. Diventa un male se si inquadra questa azione in una deviazione fra quelle che sono le caratteristiche umane teoriche e quelle che potrebbero diventare caratteristiche alla CTR maniera.
Il male, come lo dipingono i vostri preti, non esiste, perché è estraneo alla natura umana; solo quando un uomo tenta di abbandonare, in tutto o in parte, questa natura, allora si avvicina alle caratteristiche dei CTR e dei loro simili; e questo è male, in contrapposizione a bene; il dualismo c’è fra chi è umano e chi non lo è; voi avete chiamato bene il primo e male il secondo, e questo è tutto.
U: Si, è abbastanza allineato con le filosofie di cui parlavo prima. Comunque, in un paio di occasioni hai lasciato intendere che non ci sono solo i CTR.
W: Verissimo. O, se preferisci, bisogna intendersi sui termini. Se con CTR intendiamo la gente contro cui stiamo lottando in questo momento, quelli che hanno ucciso la figlia del tuo amico, bene, allora non ci sono solo loro. Se invece con il termine ci riferiamo a tutte le razze non naturali, d’accordo, sono tutte più o meno analoghe, quindi sono tutte CTR.
U: E le razze naturali?
W: Ce ne sono di molti tipi, anche se quella umana in senso stretto è di gran lunga la più diffusa; molte razze sono leggere variazioni rispetto a quella umana classica.
U: Gli esseri con il sangue giallo.
W: No, quelli sono, se vuoi, una mutazione forzata; sono stati loro a modificare la loro fisiologia. Esistono invece, ad esempio, i diafani, che sono così da sempre, almeno per quanto se ne sa. Poi ci sono razze decisamente diverse, a livello fisiologico. Ti stupiresti se ti dicessi che sulla Terra esiste una razza non umana di cui non vi siete mai accorti.
U: E chi sono?
W: La curiosità è femmina, dite voi.
U: Be’, permetterai che uno si incuriosisca a questo punto.
W: Una delle vostre lingue che mi piace molto è il latino. C’è un proverbio che sarebbe un’ ottima risposta, a questo punto, però non lo ricordo. A parte gli scherzi, queste due razze hanno coabitato da tempo immemore senza darsi fastidio, anche perché sarebbe estremamente difficile per voi avere relazione con loro. Non c’è motivo per cambiare questo stato di cose, anzi può essere dannoso.
U: Loro sanno di noi?
W: Si, ma non intervengono. Non ti preoccupare, la mia era poco più che una battuta. Visto che non esistono praticamente interferenze, è come se gli altri non esistessero.
U: D’accordo, so riconoscere quando è inutile insistere. Poi?
W: Poi esistono razze ancora umane, ma situate in livelli dimensionali diversi dai vostri, per cui, ancora, per voi è come se non esistessero.
U: Mi puoi fare un esempio di una razza non umana?
W: Il circo equestre dei mostri, eh? Sarai deluso, perché non umano significa con fisiologia totalmente non paragonabile. Pensa ad una roccia. Potresti concepirla come una razza?
U: Si, in quanto è classificabile. Posso dire che un oggetto è una roccia e che un altro non lo è.
W: Ma io parlo di razze, non di nomi. Una roccia può essere un esemplare di razza se ha coscienza di sé, se ha volontà. Un sasso non è una razza, anche se esistono razze i cui esemplari sono sassi a tutti gli effetti fisiologici.
U: Nascono e muoiono?
W: Perché ci sia individualità e volontà è necessaria una coesione interna basata su una singolarità o su una pluralità, ma comunque costante. Se tu ti tagli un’unghia, la tua perdita di individualità è del tutto trascurabile. Se il tuo sistema nervoso venisse spezzato a metà, quand’anche l’organismo riuscisse a sopravvivere a livello fisiologico, tu saresti comunque distrutto come entità raziocinante. Lo stesso con questi sassi.
U: Che non sono la razza non umana di cui parlavi prima.
W: No, non c’entrano niente. Quelli che sto chiamando sassi si trovano nello spazio, in una regione limitata vicino ad una stella rossa molto grande.
U: Aldebaran del Toro?
W: Non lo so; in che direzione si trova la stella che stai dicendo?
U: Non lo so; dovremmo consultare un atlante stellare.
W: Be’, comunque non vedo che cosa te ne possa importare. Se ricordo bene, è una stella che dovrebbe trovarsi oltre 200 anni luce lontano da quì in una direzione di una quindicina di gradi al di sopra del piano dell’orbita della Terra.
U: Non ricordo la distanza di Aldebaran, ma come orientamento dovrebbe essere lei.
W: Voi siete sempre incongruenti; mi hai fatto un paio di coglioni (sic! N.d.A.) parlandomi di relatività, e poi dai mostra di un comportamento non relativistico. Se i sassi stanno su Aldebaran, o da qualsiasi altra parte, che te ne può importare?
U: Corretto. Sempre e soltanto questione di curiosità. In questa linea, saltando di palo in frasca, che cos’è la bambagia silicea?
W: Che cosa?
U: La bambagia silicea; a volte, in corrispondenza del passaggio di un disco, dal cielo cadono dei filamenti vetrosi, lunghi qualche metro, che tendono a sublimare dopo un po’ di tempo.
W: Che cosa fanno?
U: Dopo un po’ di tempo vaporizzano senza passare precedentemente per uno stato liquido: da solidi, diventano immediatamente gas, e scompaiono.
W: Non ne ho idea, è un fenomeno nuovo per me; può darsi che i campi generati dalla campana in qualche modo riescano ad aggregare insieme delle molecole presenti nell’aria, generando quindi questi filamenti. Perché silicea?
U: Perché analizzando questa roba, si è scoperto che sono composti da boro, silicio, magnesio, e non ricordo un quarto elemento, più di una parte organica volatile.
W: Per organico intendi molecole lunghe?
U: In un certo senso si. In chimica, chiamiamo organiche le molecole a base di carbonio,
dato che sono tipiche degli organismi viventi.
W: E non sapete che cos’è la vita… D’accordo, non ho idea di che cosa possa essere questa roba, ma se i materiali sono quelli che dici, certamente si tratta di cose raccolte direttamente dall’atmosfera. Le nostre campane non vanno in giro a perdere magnesio e silicio. A meno che….
U: A meno che cosa?
W: Non hai idea di come sia fatta la sostanza organica?
U: No, per quanto ne so, non hanno mai fatto in tempo ad analizzarla.
W: Probabilmente non avete capito niente, come al solito. Voi tendete ad inquadrare qualunque cosa nei vostri schemi mentali, senza domandarvi se non possa esistere una spiegazione al di fuori di questi schemi. Non posso garantirti che questa che sto per darti sia la spiegazione corretta, però di certo non ci avreste mai pensato.
U: Coraggio.
W: Comunque, può darsi che dica delle stupidaggini, perchè non conosco nei dettagli la cosa. La chiave potrebbe essere proprio il magnesio. Uno dei gruppi esterni che frequenta la Terra è composto da gente che è estremamente interessata agli insetti.
U: Insetti?
W: Certo. Gli insetti sono un tipo animale assai raro nell’universo. In generale, quando si trovano, sono indizio di un pianeta giovane, in quanto sono una delle prime razze ad apparire, e poi rapidamente scompaiono, non so bene perché.
U: Hanno una struttura fisiologica rudimentale. In particolare, hanno dei grossi problemi di respirazione.
W: Bene; nel caso della Terra, invece, la situazione è del tutto anomala. Non so, perché non mi occupo di questo, ma credo che la Terra sia l’unico pianeta madre ad avere ancora una nutrita popolazione di insetti. Può darsi che quello che voi chiamate silicea sia il sottoprodotto di un’operazione di indagine ambientale condotta da questa gente. Il magnesio, e voi come al solito non lo sapete, è un poderoso catalizzatore dell’ambiente degli insetti.
U: In che senso?
W: Ha dei vistosi effetti, sia a livello di comportamento, che di stessa sopravvivenza. E’ il migliore distruttore di razze di insetti che si possa costruire. Nel giro di qualche generazione,
gli insetti acquisiscono una mutazione genetica che li distrugge.
U: Una specie del nostro cancro, quindi.
W: Molto alla lontana, non foss’altro che per il fatto che il cancro ve lo procurate voi con la contaminazione dell’ambiente, mentre in questo caso la mutazione è prodotta dall’esterno.
Comunque i risultati finali sono proprio una distruzione di razza. Per contro, è possibile compiere delle rilevazioni di comportamento saturando l’ambiente di magnesio, in un modo che non conosco. Penso che la situazione inibisca l’acquisizione a livello organico, per cui gli unici risultati restano di natura comportamentale. Comunque è solo un’ipotesi, e non so dirti niente di più. E’ comunque curioso che non abbia mai sentito parlare di un fenomeno di questo tipo.
U: In effetti si tratta di casi abbastanza rari.
W: Allora rischio di avere ragione.
U: Senti, cambiamo ancora argomento. Com’è la tua vita? Che cosa fai, quali sono le tue aspirazioni, che problemi incontri?
W: Bene, capisco il tuo interesse, e proverò a risponderti, a patto che tu risponda alla stessa domanda dal tuo punto di vista. Per noi la scienza non è un obbiettivo importante. Siamo convinti di sapere ormai più che a sufficienza del mondo che ci circonda, per cui i nostri scienziati occupano un ruolo di importanza secondaria nella nostra organizzazione. In un certo senso come i CTR, ci preoccupiamo di fare un salto di qualità. Abbiamo ancora legami con il mondo fisico, molto al di là di quanto ci piacerebbe avere. Questo vale per noi. Ci sono altri gruppi molto più avanti di noi in questa direzione, molti altri molto più indietro, e voi fra questi. Siamo convinti che l’uomo non sia fondamentalmente materia, e quindi stiamo tentando di eliminare questa appendice inutile, confortati in ciò dal sapere che altri ci sono già riusciti. Lo scopo ultimo dell’uomo è Dio, il che è come il serpente delle vostre illustrazioni, che si morde la coda.
U: Ourubus, o qualcosa del genere.
W: Non importa il nome. E’ chiaro che tendendo a Dio, l’uomo ritrova sé stesso. E questo è ciò che stiamo tentando di fare. Come vedi, fra noi ed i CTR la meta è analoga, con solo un gradino di differenza. Purtroppo noi non abbiamo un gregge di esemplari su cui compiere esperimenti. Quindi, ad esempio, cerchiamo di comprendere come sono organizzate le varie società umane, tentando di ricostruire una struttura comune, che in verità ancora ci sfugge. Per esempio, non riusciamo a capire perché voi, relativamente primitivi, abbiate innate caratteristiche psichiche che il nostro popolo deve costruirsi attraverso macchine apposite. Che cosa avete di diverso non si sa, ed è una delle cose che stiamo, che sto studiando. In questo momento, sono più io a studiare te che non viceversa.
U: Stai tranquillo, che lo avevo capito da un pezzo. Comunque sento di potere avere fiducia in te, quindi non ho problemi.
W: E allora, rispondi alla tua stessa domanda.
U: Per quel che mi concerne, od in generale dal punto di vista degli abitanti del nostro pianeta?
W: Ti senti in grado di parlare a nome di tutti?
U: Certamente no. Quindi cercherò di esporti le cose dal mio punto di vista. Ritengo che esistano almeno due fasi significative; da un lato l’acquisizione di una conoscenza e di uno stile di vita di cui uno possa ritenersi soddisfatto, d’altro canto l’ottenere uno stato di cose che permetta una tranquilla acquisizione del primo punto. Mi spiego meglio. Ritengo che la ragionevolezza stia più o meno nella direzione che tu dicevi prima, e che io chiamo Bhagavad Gita. E’ però evidente che per poter giungere a questa conclusione, per potersi muovere di conseguenza, e per poter proseguire l’acquisizione di conoscenza, è necessario che l’attività lavorativa sia tale da permettere sia di avere del tempo libero, sia di spaziare in ambienti culturali significativi. Io ho studiato lingue morte, religioni, filosofia per riuscire a capire qualche cosa. Tutto sommato sono giunto ad un punto in cui questa chiacchierata più che altro soddisfa una mia pura curiosità, ma, con l’orgoglio che mi porto sempre dietro, non credo mi porterà informazioni significative a livello operativo.
W: Sarei fortemente stupito del contrario. Da un punto di vista assai meschino, è simpatico sentirsi trattare come déi, ma in definitiva è molto più costruttiva questa chiacchierata dinanzi un bicchiere di whisky.
U: Il problema, per me, è che la nostra società non è orientata in questa direzione. I miei scopi sono di acquisire cultura, prima di tutto a livello di me stesso, della mia individualità, poi a livello tecnologico; quest’ultima è comunque di importanza decisamente secondaria. Se l’ambiente me lo permettesse, farei tranquillamente l’asceta in cima ad una montagna.
W: La vostra società basata sul denaro costringe in effetti a compromessi indesiderabili.
U: Esistono presso di noi dei tentativi di costruire delle società non basate sul denaro, o quanto meno non tali da assoggettare la gente a condizioni di dipendenza. Purtroppo, però, non funzionano.
W: Questo in quanto voi continuate a pretendere la proprietà individuale. Ho scoperto che la gente, quì, mi reputa fortunato perché posseggo un aeroplano. La cosa, sembra, è al di fuori delle possibilità dei più. Ma che cosa ci sarebbe di strano se lasciassi l’aereo sulla pista, a disposizione del primo che lo voglia usare?
U: Prima di tutto, se ci sale sopra un bambino, decolla, e si ammazza, la colpa sarebbe tua, secondo le nostre leggi ed anche secondo il mio modo di pensare. Inoltre, essendo un oggetto di cui c’è una modesta disponibilità, sarebbe necessario mettere in piedi un meccanismo di gestione dei tentativi di accesso. Nel nostro caso questo meccanismo è il denaro.
W: Nel nostro, invece, non ce n’è bisogno, dato che non abbiamo problemi di numero di esemplari. Però la società del vostro tipo tendono inevitabilmente ad esaltare il denaro in quanto tale, più che come strumento di ottenimento di oggetti.
U: E’ vero, e questo è un aspetto che ha sempre accompagnato la storia della nostra civiltà.
Se Dio vuole, già da un centinaio di anni sono venuti fuori tentativi di superare il problema, ad esempio il comunismo, che, anche se non hanno una possibilità pratica di funzionare, sono se non altro il sintomo che esiste una volontà inconscia di darsi un assetto diverso.
W: Sareste disponibili ad entrare nella nostra associazione?
U: Chi? Io forse si, e comunque dovrei pensarci. Il gruppo dei bipedi sulla Terra? Credo proprio di no, fondamentalmente per paura, nella grande maggioranza dei casi. Se poi la gente sapesse che esiste una guerra, o , se preferisci, uno stato burrascoso fra quegli strani aggeggi che vediamo per aria, minimo vorrebbero sentire entrambe le campane per scegliere poi chi offre di più.
W: Siete tanto attaccati alle cose materiali?
U: Forse in questo momento sarò più pessimista del solito, ma direi che quella che ho detto è una delle molle più potenti nel nostro mondo. Però, scusa, da voi chi le prende le decisioni?
W: Ho chiesto informazioni a Bruno, ed ho scoperto che il nostro sistema è all’incirca oligarchico; un gruppo di persone decide per tutti, e tutti decidono chi deve decidere.
U: Ancora il serpente che si mangia la coda.
W: No, per niente. Sarebbe così in un ambiente formato da egoisti. Da noi, il singolo non conta assolutamente nulla, e lui lo sa. L’importanza del singolo è nei confronti di lui stesso, non degli altri.
U: Bene, penso che dopo tutto hai ragione. Pare comunque che dobbiamo smettere, perché quì stanno per chiudere.
W: Che ci farai con la registrazione?
U: Niente di particolare; la tradurrò al solito in russo, poi la metterò nel mio archivio.
W: Anche questa è una cosa che non capisco. Non vedo che scopo abbia.
U: Come dico di solito è una collezione di francobolli.

Per ulteriori informazioni si consiglia la lettura del libro “Contattismi di Massa” ;O)





1 commento:

  1. Consiglio a tutti il libro di S.Breccia! A me ha fornito risposte che cercavo da una vita e anche molte conferme su argomenti su cui ho riflettuto negli ultimi 10-15 anni.

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