Presenze Aliene

domenica 8 dicembre 2013

ALBA di nuova vita


ALBA di nuova vita
di Dario Giacoletto


Non vi è essere umano che nel corso della sua vita non abbia pensato almeno un po’, a quale sia il senso del suo vivere. Il superficiale, l’egoista, il materialista, subito dopo però, lascia il percorso della meditazione e della ricerca interiore per indirizzarsi al “mangia bevi, magari ruba e gozzoviglia; cerca di prendere dalla tua vita tutto quanto puoi, tanto prima o poi dovrai morire” e, spesso sono anche finti credenti. Per costoro la vita è una parentesi di tempo, dopodiché il nulla.

Per altri, la vita deve però avere un senso che alla comprensione sfugge. Tra questi quelli che si indirizzano ad una vita di fede, di religione e anche alla rinuncia del comprendere i misteri di Dio. La domanda di fondo è: Esiste un dopo? Esiste una forma vita, dopo la vita terrena? Una schiera ridotta di uomini di fede (quella vera e interiore) continua imperterrita  a cercare. Cerca in tutte le direzioni; scruta il cielo, cerca negli abissi interiori, specula mediante le diverse filosofie e le diverse forme di pensiero. Tutto dice che ci deve essere dell’altro, tutto ciò che dovrebbe essere altro sfugge!.. A forza di cercare, si diventa sensitivi, mistici e qualcuno fuori di testa. Osservando l’umanità, si nota che vi è una categoria di persone che ad un certo punto della propria vita hanno un cambiamento repentino. Non mi riferisco a persone che si buttano nell’esoterismo o nella mistica e, neanche a persone che si mettono a fare uso di droghe per sconfinare in una realtà alternativa; ma a quelle persone che per circostanze varie e da definire, hanno un cambiamento che rivoluzionerà il loro modo di pensare e di vivere. Molte di queste persone, scoprono l’alba di una nuova vita, dopo aver avuto un incidente di percorso. Non conta quale tipo di incidente; ciò che conta è che si è sfiorata la morte, o meglio, si è andati in coma o, morte apparente. Dal coma molte persone tornano; ma alla ripresa del quotidiano, diranno di non essere più le stesse persone. In particolare, quelle persone che il coma lo hanno vissuto in stato lucido o quasi. Chi dirà che in stato di coma ha visto un tunnel di luce, chi parenti defunti, chi esseri superiori, chi afferma di aver visto Dio o demoni. Tutti quanti affermano di aver avuto sentore di vita al di fuori del corpo fisico. Alcuni addirittura sono in grado di riportare quanto avvenuto tra i presenti, intorno al suo corpo, quando era in coma. Queste esperienze hanno un grande valore personale e soggettivo e, non possono avere pretesa di uguale considerazione tra quelli del “mangia e bevi”.  Per il soggetto che ha vissuto il coma lucido, non vi è dubbio: “Esiste la vita fuori dal corpo”. Il mio corpo era là, io ero qua. Il mio cervello era là, la mia mente era qua!.. Esiste il dopo!.. Per giunta, in molti di questi soggetti, avvengono delle  conseguenze. Chi scopre di possedere delle facoltà anomali, paranormali o extrasensoriali. Chi scopre di essere pittore o scrittore, chi scopre in sé stesso la necessità di indirizzare diversamente rispetto a prima, la propria vita. Ciò che può avvenire mediante un incidente con conseguente stato di coma lucido; potrebbe anche essere ottenuto intenzionalmente con sostanze psico-attive, come fanno gli sciamani, e alcuni tossico/dipendenti; ma ciò non è parte della nostra cultura. Nella nostra cultura però, vi è chi mira ad ottenere sentore del mondo superiore e lo fa mediante la meditazione e il lavorio interiore su se stesso. Arriviamo così alle OBE ovvero Esperienze Fuori dal Corpo o Viaggi astrali, come li chiamano altri. Qui invito coloro che non hanno ricordo di aver fatto tali esperienze, di non giudicare. Le esperienze OBE sono similari a quelle del coma, ma con la differenza che chi ha cercato l’OBE è determinato in ciò che sta facendo, mentre chi è in coma non ha cercato l’esperienza e quindi si gestisce diversamente. Nel corso delle esperienze fuori dal corpo, ogni soggetto ha una percezione personale del proprio essere. Tutte similari, ma tutte diverse. Vi è chi si percepisce in un corpo energetico o astrale, con forma umana o similare; e chi come me, si identifica nella fonte pensante e pertanto assume idealmente la forma che sceglie. Altri si vedono in una forma sferica bianca/luminosa che, se noi fossimo in grado di padroneggiare come fanno certe entità aliene, si potrebbero vedere (densificandosi maggiormente)sul piano fisico come nelle immagini seguenti:



Noi umani però, non siamo in grado di gestire la manifestazione e quindi ad un certo punto termina, con un nulla di visibile sul piano fisico e uno sfumare nell’altra dimensione. Voce di popolo dirà: ”Non esiste l’aldilà, mai nessuno è tornato indietro a portarci le prove!”. Il problema è che le prove che possono portare, hanno grande valore per coloro che esperienze similari hanno fatto; mentre non hanno alcun valore per gli altri!.. Hanno valore per i mistici, gli spiritualisti, per le persone con fede vera, non per gli altri..


Ho avuto occasione di contattare tale Giovanni Bellin, autore del blog: Verità Terrene. Ho letto quanto lui ha deciso di scrivere e pubblicare, dopo incidente con sconfinamento in altra realtà esistenziale e, a suo dire, senza precedente predisposizione allo scrivere. Sono rimasto meravigliato da quanto e come, profondamente ha saputo esprimere della sua esperienza, che, io condivido e riconosco similare alle mie. Penso di fare cosa gradita ai lettori di Presenze aliene, nel proporre quanto da lui scritto. Alba è il nome dell’entità amica che lui ha percepito. Per altri spirito guida, angelo custode o comunque ”fonte alternativa” per ispirazioni o comunicazioni.



ALBA
di Giovanni Bellin

Vago e tenue il senso d’identità, sfera di luce nel nulla in esistenza,
sferica visione a scrutar l’immensità, percezione di lontane figure di pari essenza.
Pace dei sensi e senso di pace,
a conferma del trapasso avvenuto,
attesa dell’anima che or qui tace, poiché così è che qui si è convenuto.
Ed ora il pervenire alla rivelazione,
peccato e non dunque solo errore,
svista fatale di un uomo che non ebbe esitazione, nel giocarsi la vita e non averne il terrore.
Graziato ed ad altra vita preposto,
tempo secondo dal Supremo concesso,
intervento d’angelo in circostanza s’è imposto, affinché si realizzasse quanto già permesso.
Or dunque vi faccio rivelazione,
di quanto i miei occhi han veduto,
di quanto la mia mente ha compreso,
di quanto la mia anima ha poi dunque convenuto.
Grazia immensa, immeritato privilegio, di questo voglio esserne testimone,
affinché l’ostinazione degli increduli, divenga come neve alla luce del sole.
Vi rivelo del tempo che non ha tempo e dello spazio che non è spazio,
d’un buio illuminato dalla luce d’intorno,                                                                             la cui fonte d’origine non ne percepisci il luogo.
Vi rivelo dunque di questo e del luogo in cui v’è un nulla che non è nulla,
perché il nulla v’è d’intorno, ma tale è a motivo della nostra incompletezza.
Il buio ed il nulla ed al contempo la certezza non umana
che tal buio e tal nulla siano in realtà luce e totalità.
Non son giochi di parole e non son parole d’un che gioca.
Io vi rivelo di quanto ho vissuto, e qui s’impone il mio agire ultimo,
perché a voi è lasciato l’intento di crederci o di non crederci.
Ed ecco dunque che si diviene luce, sfera di luce bianca cristallina,
non siete più ne carne ne altro, semplicemente esistenza nell’essenza della luce.
Una, inscindibile ed unica, sferica, immobile e cosciente.
Tutt’intorno vi è possibile vedere, in alto, in basso ed a tutti i lati,
di poco, di tanto, prima e dopo; il tutto insieme, in un solo istante,
contemporaneamente, in una sola direzione che unisce tutte le direzioni.
Nulla vi è permesso fare, se non rimanere in pace con voi stessi.
V’è il tentativo a comprendere della nuova dimensione in cui siete,
ma immediato è l’annullamento a tal intento,
perché capite che non è quel che conta, capite che nulla di quant’era ora conta.
Attesa al comprendere, di capire in merito al proprio essere,
di essere illuminati sugli errori commessi, 
perché in tale diviene il desiderio dell’anima.
La certezza d’aver abbandonato la carne è cosa così immediata e sicura,
che in tal senso non andranno mai i vostri pensieri,
perché comprendete che ora l’importante,
è ben altra cosa dalla cosa nuova che vivete, ben altra cosa dalla cosa che viveste.

Ma a me si fece concessione,
di tornar sull’ultimo passo.
Nuova occasione e nuova vita preposta, nuova possibilità e nuova proposta.
Ed ecco allor giungere l’angelo, la figura in cui ho sempre creduto.
V’ho creduto così intensamente, che pervenni a dar nome a quanto credevo,
ancor prima che la mia umana carne, vedesse l’attestazione del mondo divino,
avesse risposta a quanto sempre dubitato.
“Alba” decisi di chiamar,
la creatura superiore che gli uomini conoscono come proprio angelo custode.
Dalla luce immensa, luce intensa ed abbagliante che non abbaglia.
Luce uniforme e bianca, forte e luminosa,
pura e completa, unica ed inscindibile,
tiepida potenza a corona di regal presenza.
Luce nascente, luce emergente dal cupo pensiero umano.
Luce che sorge: Alba d’un nuovo giorno, Alba d’una nuova vita.
A Te creatura superiore, servo fedele della Regal Potenza,
testimone di quanto l’uomo si domanda sapere.
A Te, emblema d’una realtà sperata e mai creduta,
a Te, emissario della divina fonte.
A Te, rendo grazie del tuo servigio reso ad ordine impartito,
a Te chiedo il ricever il mio ringraziamento, accudirlo, lavarlo e purificarlo
e condurlo alla Suprema Presenza, affinché la Divina Misericordia,
abbia maggior pietà della mia miseria peccatrice.
Ed a voi, anime nell’ umana convivenza,
abbiate a prender per vero,
di quanto i miei occhi poterono godere, di quanto la mia carne poté assaporare,
di quanto la mia vita poté gioire e di quanto la mia anima poté beneficiare.
Abbiate a credere di tali parole, affinché possiate darvi rinnovata speranza,
nuova forza nascente, riservata al cammino d’avvicinamento a voi riservato,
a voi concesso e proposto, a voi divinamente, paternamente con Amore indicato.
Datevi dunque pace,
voi, anime stanche e confuse,
voi, entità vaganti in una falsa realtà.
Voi che alimentate fiacche speranze e fragili certezze.
Voi che temete l’inesistenza di quanto debba ad esistere.
Voi che temete ma non abbastanza.
Voi che di tutto questo, ne pensate e vivete in divino contesto,                                       ma in umana stupidità.
Anche per voi giungerà tal momento;
passo fatale,                                                      viaggio obbligato ad ignota destinazione, trapasso vitale e non mortale,
cosa questa che le sole stanche carni umane sanno accettare e desiderare,
poiché se per sapienza umana tal cosa avesse ad esser voluta,
mai la saggezza umana avrebbe ad accettare in umile attesa.
E tra le infinite vostre debolezze dell’umana realtà,
abbiate ad avere una sola ed unica certezza:
che Colui che abbia ad esistere in virtù dell’umana sofferenza,
realmente esiste nel Divino Amore in visione del diritto alla gioia dell’anima.
Non vidi la divina potenza, non ebbi a esserne in presenza,
gioia immensa per non aver avuto in tal senso,
poiché se in verso opposto ne fosse avvenuto,
mai seconda occasione ne avrei goduto, mai avrei compreso del senso unico ed utile,
di una umana fragile realtà assolutamente necessaria,
al Divino Progetto della Vita oltre la vita.
Non abbiate ad invidiarmi,
a ritenermi un uomo degno della vostra attenzione.
Per quanto ho ricevuto, in proporzione ne dovrò render conto,
in proporzione ne dovrò ritornare
ed in proporzione me ne devo assumere responsabilità.
Non abbiate dunque a guardarmi uomo diverso da voi, poiché altro non fareste,
che aumentare le mie fatiche a ritornare la proporzione di quanto ricevuto.
Vi prego e vi esorto,
abbiate forza e coraggio nella ricerca alla Verità,
al Vero che l’uomo non percepisce, a motivo del suo orgoglio e della sua superbia.
Prendiate tali ultime parole, in pari interesse di quanto alle precedenti,
in cui la vostra curiosità si fece attratta,
da quanto vi ho narrato della vita oltre la morte,
che non è ancor vita, ma non è neppur morte.

Sappiate ancor questo;
che in qualsiasi maledetta terra,
un seme avrà a divenir pianta,
là dove vi venga continuamente versata l’acqua della fede
e ve ne splenda la luce della speranza.
Che quanto vi sia emerso al legger tali parole,

sia l’inizio della fine delle cose che il vostro cuore dubita da tempo.
Che dunque, l’anima vostra mai dimentichi,
l’umana sensibilità appena provata, nell’aver percepito in voi stessi,
dell’esistenza di quanto deve ad esistere.
Che tali attimi di intima speranza,
diventino materia di lavoro nella riscoperta del Dio che è in voi,
il Dio che se’é fatto a noi partecipe,
nell’atto di infusione dei Sette Spiriti Supremi nella realtà carnale umana.
Abbiate umiltà e coraggio,
abbiate speranza e timore.
Abbiate quanto non avete, affinché vi sia dato quanto vi è dato d’avere.
Abbiate per avere,
perché a coloro che hanno sarà dato in ancor maggior misura
ed a coloro che non hanno sia tolto anche quanto hanno.
Abbiate dunque per avere ed abbiate per dare, affinché vi sia dato.
Perché se non avete vi sarà dato e se avete vi sarà tolto.
Ed infatti, abbiate i Sette Spiriti,
affinché possiate avere Lo Spirito.
Ed infatti, se non avete delle cose di questo mondo,
abbiate a gioirne poiché vi sarà dato dell’altro mondo.

Abbiate a credere,
che vi ho detto il vero di quanto a voi paia invero.

PS: Ringrazio Giovanni Bellin per la disponibilità e, affermo che le foto (Immagini 2 e 3) sono autentiche e genuine.



Nessun commento:

Posta un commento