Presenze Aliene

lunedì 31 marzo 2014

Le foto di Stefano Cicconi

Le foto di:
Stefano Cicconi -1-
di Dario Giacoletto

Stefano Cicconi di Ascoli Piceno, ricercatore dell’insolito, ad un certo punto della sua vita ha deciso di indagare l’occulto (nascosto) mediante la sua videocamera. In sostanza ha compreso, così come avevo compreso io e, riportato in http://presenze-aliene.blogspot.it/2010/11/prova-fotografica-della-presenza-aliena.html, che vi è tutto un mondo parallelo da indagare ed accertare. E’ il mondo della “Terra di mezzo” o meglio quel territorio appena oltre confine. E’ quel territorio (frequenza) che sta appena al di là della vista umana, ma ancora entro il fotografabile. Qui esistono un’infinità di presenze aliene (estranee) all’essere umano, non riconosciute dalla scienza ufficiale. Le possiamo considerare “organismi eterici”, ma possono essere definite anche diversamente. Sono entità senzienti e intelligenti, in grado di interagire con l’essere umano, prevalentemente a sua insaputa. Trascendono la fisicità umana, vivendo la propria. La propria fisicità è tenue e con gradualità diverse e, noi li possiamo considerare esseri parafisici ovvero parzialmente fisici. A mio parere, gli esseri parafisici vanno suddivisi in due categorie. La categoria di quelli stabilmente parafisici e quella degli immateriali o inorganici (per dirla alla Castaneda), che però scelgono al momento di manifestarsi mediante caratteristiche parafisiche. Nella seconda categoria si possono inserire le entità aliene della Valtellina; mentre nella prima sono presenti tutte le tipologie dei rods. Le tipologie dei rods sono molte, e presentano molte varietà e, io ne ho individuate alcune e catalogate in http://presenze-aliene.blogspot.it/2011/03/catalogo-presenze-aliene.html. Il tutto meriterebbe maggiore attenzione da parte della ricerca ma, soprattutto, sarebbe opportuno che il potere guarisse dalla sua malattia cronica che si chiama egoismo e ignoranza che, poi genera la mafia mondiale. Se un comune cittadino, con una semplice videocamera, può scoprire che esiste una frequenza non visibile a occhio nudo, ma fotografabile sin dove la fotocamera arriva, come si può pensare che il potere che controlla la mafia mondiale, gli apparati militari e d’intelligence, non dispone di ben altre superiori risorse?.. considerato poi, che la tecnologia che giunge a disposizione della massa, ha passato prima il vaglio del potere?.. In sostanza, ci viene consentito di utilizzare una certa tecnologia, ma si vorrebbe che se ne ignorasse il beneficio!..

 Ma torniamo a noi. Questi organismi eterici presentano moltissime varietà. Alcune hanno sembianze che si accostano a forme di vita del nostro mondo quindi, per quanto riguarda il presente articolo a volatili; ma esistono molte altre varietà che sconfinano nell’apparente assurdo. Ora però, vediamo cosa ha ripreso  Stefano Cicconi, mentre filma un aereo:
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Quattro fotogrammi immortalano la presenza che sfreccia a testa in giù. L’essere volante, all’occhio dell’inesperto, potrebbe frettolosamente essere classificato come uccello; ma appena ci si chiede di quale razza sia, o dove ha la coda oppure, si va a considerare la velocità di questo volatile, la risposta diventa impossibile. In questo caso non è possibile accertare la distanza e pertanto neanche esattamente la velocità; ma in altri casi dove vi sono dei riferimenti certi, la cosa diventa possibile e si scopre la velocità sconcertante di queste presenze.
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Sapeva questa presenza di essere ripresa  e quindi ha fatto la sua esibizione; oppure il tutto è casuale?.. Io affermo che queste entità sono senzienti e quindi, si fanno riprendere da chi vogliono, se vogliono. Qualcuno potrebbe pensare che questa ripresa è una casualità quindi, altra sequenza:

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Che si tratta della stessa tipologia del volatile precedente, è palese. Qui la figura appare più evanescente perché la velocità è maggiore e, la distanza dell’oggetto, minore. Inoltre, la videocamera è a fuoco sul lungo, mentre la presenza passa più vicina e quindi non è perfettamente a fuoco. A conferma della sconcertante velocità, ecco l’immagine sottostante, nel quale si palesa tutta una varietà di figure, tipiche del suo volare. Questa immagine ha però del non usuale e meriterebbe tutta una valutazione a se.

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Ricordo ancora ai lettori, che queste presenze non sono visibili a occhio nudo (tranne eccezioni) e che diventano difficili da riprendere, se non riducono la loro abituale velocità. Se le presenze esposte accelerano, ad un certo punto la videocamera riprenderà unicamente una sfrecciata vaga e sempre più evanescente. Un esempio può essere l’immagine sottostante; ma se questa presenza fosse passata a distanza ancora minore e a velocità  maggiore, nell’immagine si vedrebbe unicamente una vaga sfrecciata quasi trasparente di presenza non identificabile.

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Queste e altre presenze del genere, quando sono riprese male o casualmente da inesperti, fanno ipotizzare la presenza di un ufo. Certo che si tratta di cose volanti non identificate; ma di ben altra cosa si tratta, anche quando assumono forme ufoidali (similari a dischi, aerei, sigari ecc..). Non intendo affermare che non esistono gli altri, quelli veri.
Nelle tre immagini sottostanti, Stefano ha ripreso qualcosa che, penso non sia riuscito a comprendere di cosa si tratti. Pare come un grande sacco informe che scende dal cielo e si deposita a terra.

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Si potrebbe ipotizzare, che si tratti di pallone sonda parzialmente sgonfiato; ma la terza immagine tende a far ipotizzare un materiale gelatinoso o quantomeno molliccio. Mi viene da pensare che questi tre fotogrammi, hanno ripreso un qualcosa che a occhio nudo non si vedeva, in quanto se Stefano lo avesse visto, si sarebbe avvicinato per vedere meglio e, avrebbe ripreso ulteriormente. Se non lo ha fatto significa.. Chi avesse mai visto o ripreso cose del genere, è invitato a comunicarcelo.

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Innegabile è la parvenza del volto. Certo che accettare una presenza aliena del genere è  difficile e, neanche facilmente spiegabile, date le dimensioni. Significherebbe che era acquattata a terra. Teniamo l’immagine in attesa di eventuali sviluppi. Possibile che la figura compaia in un unico fotogramma?

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La 13 fa vedere qualcosa che genera una scia. Trattasi di aereo invisibile ufo o fenomeno naturale? Che vi siano aerei invisibili che producono scie è certo. Che vi siano ufo che producono scie anche http://presenze-aliene.blogspot.it/2014/03/tipologie-ufo-in-valtellina-seconda.html

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Che meteoriti o quelli chiamati generalmente bolidi possano produrre scie esteticamente simili, pure. In questo caso, ciò che produce la scia, potrebbe far ipotizzare il meteorite, considerato che negli ultimi tempi molte sarebbero arrivate a sfiorare la Terra, secondo le spiegazioni ufficiali; ma qui abbiamo un angolo di incidenza estremamente negativo, rispetto all’eventualità di poter arrivare vicino al pianeta; pertanto è poco ipotizzabile questa spiegazione.  Il quesito permane e mi chiedo: “altri hanno ripreso lo stesso fenomeno?.. vi sono altri frame disponibili?..”

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Nella foto 15, l’estetica apparente fa ipotizzare alla classica sfera bianca. http://presenze-aliene.blogspot.it/2013/08/ufo-sfere-bianche.html, anche in questo caso dovrebbero esserci altri frame a conferma.

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Spesso però, le sfere sono più di una e, di frequente, quando sono più di una si vedono in concomitanza di altre cose, tra le quali anche ufo.

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Con la 17, tutto farebbe pensare ad un alieno umanoide forse gigante ma, poi sorgono dei dubbi. Intanto è strano il fatto che non sono presenti i piedi e che l’essere pare stare sollevato da terra. Altri frame?.. Potrebbe anche essere l’effetto di una aberrazione magari generata da qualche organismo eterico o da qualche insetto. Io personalmente poi, tendo sempre a svalutare le immagini contro luce, in quanto possono farci vedere cose non veritiere. Certamente però, l’immagine è intrigante..

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Anche in questo caso siamo contro luce. Certo devo ammettere che ciò che si vede è interessante. Non mi è mai capitato di avere un riverbero del genere in alcuna foto e, se non si tratta di riverbero luminoso, allora cosa è?.. Qualcuno ha mai ripreso nulla del genere?.. Mi piace!..

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Grazie a Stefano Cicconi per averci rese note queste immagini che, io parto dal presupposto siano genuine. Il tuo archivio è ricco di un alto numero di riprese nel quale compaiono altri generi di presenze aliene, in sintonia col presente blog. Il tutto meriterebbe maggiore indagine e dibattito. Chi fosse in grado di aggiungere informazioni utili a quanto pubblicato, è invitato a farlo. 












giovedì 20 marzo 2014

Tipologie ufo in Valtellina (seconda parte)

TIPOLOGIE UFO 
in Valtellina (Seconda parte)
di Dario Giacoletto


Dopo  http://presenze-aliene.blogspot.it/2013/09/tipologie-ufo-in-valtellina.html  nel quale sono state esposte le principali tipologie di ufo che si sono manifestate negli ultimi anni in Valtellina e Valmalenco; col presente post saranno esposte le altre tipologie riscontrate. La presenza ufologica più frequente in Valtellina, come del resto in tutto il mondo, è quella della sfera bianca. Molte manifestazioni ufologiche, sono in grado di presentarsi in una forma estetica che induce al pensare ad una sfera bianca;  ma in questo caso io intendo quella presenza al cui interno stazionano una o più entità. http://presenze-aliene.blogspot.it/2013/08/ufo-sfere-bianche.html Le sfere bianche, possono cambiare colore e quindi, possiamo vederle arancioni, gialle, rosse, verdi ecc..

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Nella splendida sottostante foto, si osservano intorno all’ufo principale,  ben tredici globi o sfere, con colorazione non uguale per tutte. Come se non bastasse, l’ufo stesso pare essere costituito da sfere, del quale tre in vista. 

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Ora presento un’immagine che è notevole per la sua spettacolarità, ma anche possibile oggetto di discussioni, in quanto l’ufo ha notevoli somiglianze con aerei  di ultima generazione. Aerei che forse, neanche dovrebbero essere presenti in Italia. Per questo motivo, non mi assumo la responsabilità di dire che si tratti di ufo, anche se penso che lo sia.

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La somiglianza con l’aereo B2 Banking è certamente notevole, anche se l’ufo presenta una sorta di evanescenza, che qualcuno potrebbe sostenere come forma di mimetizzazione; ma che potrebbe anche benissimo essere dovuto al fatto che l’ufo è di tipologia  parafisica e quindi compare lo sfumato tipico della parafisicità; ma si potrebbe anche ipotizzare la presenza di un drone di ultima generazione e, forse sarebbe l'ipotesi più plausibile. Quindi, oggetto volante non identificato, in attesa di esserlo.

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Volendo complicarsi un po’ la vita e, volendo accendere il fuoco del dibattito; presento una foto di tale Stefano Cicconi, ricercatore in ambito ufologico. Il sottostante fotogramma riporta una presenza volante che, nessuna persona equilibrata può definire uccello. Certamente un volatile in quanto vola, ma cosa? In attesa che l’informazione decida di rendere nota la cosa, limitiamoci a confrontarne l’estetica. Sicuramente vi è una similitudine tra le foto 15/16/17 ma, sicuramente si tratta di tre cose completamente diverse tra di loro.

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Questa foto presenta il passaggio contemporaneo di otto oggetti volanti. Di cosa si tratti, aerei o ufo, non è chiaro. Certamente il passaggio contemporaneo e la non individuazione del mezzo volante che lo produce, attrae l’attenzione. Come già espresso in http://presenze-aliene.blogspot.it/2012/11/ufo-aerei-e-invisibilita.html esistono aerei che producono scie, ma che non sono visibili o fotografabili. La palese concomitanza di ben otto di questi aerei, sarebbe una chiara prova della loro esistenza; ciononostante qualche perplessità permane. Da un lato non si comprenderebbe per quale motivo il potere terrestre avrebbe concesso questa palese prova e, dall’altro, resta da comprendere il fatto che determinati ufo producono scie similari a quelle degli aerei terrestri.

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Chiariscono però l’arcano mistero, altre fotografie e in particolare quelle scattate lo stesso giorno nello stesso luogo, foto sottostante. La spettacolarità è qui sconcertante e, palese, l’intenzionalità del rendersi visibili.

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Oppure altre scattate in altre circostanze, foto sottostante, ma che attestano in modo inequivocabile che esistono ufo i quali producono scie esteticamente  simili a quelle degli aerei nostri.

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Tendenzialmente però, una tipologia frequente, è quella classica, foto sotto, che si presenta sia con luci sottostanti che non.

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 Ciò ha indotto alcuni ricercatori a creare delle ricostruzioni nel tentativo di chiarirne meglio i particolari.




 Nulla però al momento può escludere il fatto che, ufo esteticamente tanto diversi, non siano in realtà spesso gli stessi in estetica diversa e quindi, certamente sono presenti tipologie diverse, ma non tante quanto si potrebbe pensare basandosi sull’apparenza. Nella bellissima foto sottostante l’ufo pare di tipologia diversa; ma nulla esclude che possa trattarsi dello stesso tipo dell’immagine sopra, mentre manifesta un campo luminoso diverso.
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Nella foto sotto, l’ufo si presenta di colorazione diversa e, presenta le stesse caratteristiche delle foto uno e due. Dimostra però, che cambiando la luminosità, cambia l’apparenza, soprattutto se la stessa finisce col nascondere i particolari.

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Quando a causa della velocità, un ufo perde la nitidezza dei contorni, un alone lo mimetizza, non è più possibile stabilire di quale tipologia si tratta. Il tutto può diventare come nella foto sotto.

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Conclusione: Come esposto con questi due articoli, le tipologie di ufo che si sono manifestate in Valtellina e Valmalenco, sono diverse. Sicuramente diversità estetica, non significa automaticamente diversità di tipologia ed estetica simile, non garantisce tipologia comune. L’indagine resta aperta e, in attesa di nuovi riscontri. Ringrazio i collaboratori, ma ancora invito coloro che sono in possesso di ulteriori fotografie, ad inviarmele nell’interesse dell’informazione ufologica.







venerdì 14 marzo 2014

Storia da riscrivere

STORIA   DA RISCRIVERE
dario.giacoletto@vodafone.it

Questa è una canalizzazione indirizzata al fine di conoscere gli autori e i mezzi da loro utilizzati, per la realizzazione delle opere ciclopiche non spiegabili mediante la metodologia e con i mezzi disponibili in quell’epoca, secondo quanto a noi noto. Le canalizzazioni sono dialoghi con l’inconscio o con entità reali o ipotetiche; pertanto non mi assumo la responsabilità di quanto riportato. Il post deve essere utilizzato, in base alla intuizione di chi legge.

Voi umani, ancora non avete capito cosa sia la materia. Per voi la materia è solida pesante, non facilmente penetrabile. Non avete compreso che la materia è tale unicamente se mantenuta in un campo di determinata frequenza e, strutturata in un determinato modo che, è quello espresso in natura sulla Terra. Appena però la materia solida e pesante della Terra viene inglobata in un campo di frequenza diverso, cambiano le caratteristiche della materia. Può diventare più pesante o più solida, ma può su altra frequenza, diventare più leggera e tenera, molle sino allo sconfinare nel soffice e oltre sino alla smaterializzazione in pura energia. Vi è una relazione tra la solidità, la forza di gravità e il peso. Se si riduce la forza di gravità, diminuisce il peso e, scompare la solidità intervenendo sulla struttura. Materia solida, liquida e gassosa, sono strutture energetiche diverse, sulla stessa frequenza di campo, o quasi.
Gli autori delle opere del quale mi chiedete, erano esseri solo apparentemente umani. In parte erano dei giganti, altri no, ma ciò che li distingueva era il fatto che erano quegli esseri che ora voi chiamate  “semidivini” o “semidei”. Erano tali in quanto generati da culture aliene (per voi Dei o Dio) operanti sulla terra, con l’intento di portare nel genere (umanoide) umano, la conoscenza e quindi incrementare la velocità di evoluzione. L’obiettivo non era solamente quello, altro obiettivo era quello di far sperimentare a determinati gruppi di anime aliene, l’esperienza di vita terrestre da portare poi altrove. L’intelligenza tecnologica e non solamente quella, degli esseri semidivini era notevolmente superiore a quella media vostra e, la tecnologia del quale disponevano è impensabile ora per voi.
La lavorazione della pietra era per loro una sciocchezza, pari a voi ora il pongo o il cemento. La inglobavano in un campo di frequenza a loro noto e la materia diventava leggera, trasportabile a piacimento e lavorabile con un semplice laser. Il laser era simile ai vostri di oggi e, era gestito in forma informatizzata, come ora fate voi con certi materiali. La pietra la collocavano dove ritenevano opportuno, quindi riducevano la differenza di campo e la materia riacquistava il suo normale peso e la normale solidità. Ora voi ancora costatate le loro opere straordinarie che, vi paiono impossibili. Quando la trasportavano o la lavoravano, gli esseri umani percepivano un suono, come una melodia in lontananza. Questo è arrivato a voi, come il suono delle trombe o della lira oppure, come teoria dell’utilizzo della tecnologia degli ultrasuoni. Altri usano i tamburi; ma non è lo strumento che genera l’effetto. Non è il suono a produrre la levitazione ma, la creazione del campo di forza idoneo, che si realizza in concomitanza del suono. In seguito, con la caduta della conoscenza, gli uomini cercarono e cercano la realizzazione del campo di levitazione mediante la produzione del suono, per questo stanno perdendo la capacità di farlo. Tenete presente che il campo di frequenza che annulla la gravità e genera la levitazione, risponde alla forza del pensiero umano, se il soggetto ne è consapevole. Ciò avvenne, nel periodo che voi definite come “Periodo d’oro” oppure, “Quando gli Dei camminavano a fianco dell’uomo”. Quando gli dei operavano con le loro tecnologie, ai comuni mortali era proibito avvicinarsi ai lavori in corso. Quando potevano in seguito avvicinarsi, per loro la costruzione era avvenuta in un attimo.
Dopo un certo lasso di tempo, sorsero dei problemi, in seguito all’arrivo sulla Terra di altre culture aliene, con finalità diverse. Iniziò quella che voi chiamate la “Guerra tra gli Dei”. Iniziò la fase decadente che generò disastri immani, al quale si aggiunsero cataclismi naturali. I giganti o semidei di fazioni opposte, si combatterono a vicenda. Intanto i giganti divennero sempre meno giganti a causa dell’inserimento della loro genetica nel genere umanoide della terra. L’ibridazione tra le figlie degli uomini e i figli degli dei, avvenne gradatamente. Per via naturale, laddove la fisicità era compatibile; artificialmente negli altri casi. Più o meno, come attualmente continua ancora ad avvenire con l’ibridazione aliena. La Terra è un grande laboratorio di genetica. Intanto i semidei divennero sempre più umani e, con facoltà in fase di riduzione.
 Nell’immagine sottostante, è evidente come talune opere venivano realizzate in cava e poi portate sul luogo di destinazione. L’immagine è eccezionale per la vostra revisione storica; in quanto mostra che la parte superiore del masso venne fatta esplodere. La forza che produsse l’esplosione generò un foro ancora visibile che penetrò la roccia. L’opera venne abbandonata e, lasciata a futura memoria degli umani.




La tecnologia  del periodo d’oro scomparve perché in parte portata via o resa inutilizzabile. Sorse una tecnologia sempre inferiore, in mano a esseri sempre meno intelligenti e moralmente degradati. Tutto questo è scritto nella pietra ancora oggi. Se osservate con attenzione, le opere megalitiche più raffinate, sono da collocarsi nel periodo iniziale e da allora in poi, la raffinatezza della lavorazione diminuì gradatamente e si ridusse di dimensioni. Questo particolare è evidente nella prima foto. Teniamo presente che esistevano anche semidei di bassa statura; ma questi non necessitavano di costruzioni megalitiche. Quando osservate i grandi muri di Cuzco, dove le pietre sono perfettamente combacianti, non potete non notare che, solamente un laser su materiale tenero, poteva fare cose del genere. Utilizzavano una macchina con più braccia. Un braccio simile alle vostre gru pinzava e irradiava sulla frequenza necessaria il masso, che diventava leggero. Lo andava a collocare dove intendevano collocarlo. Un altro braccio, dotato di laser gestito da operatore alla macchina, iniziava a passare nel futuro punto di unione. La materia di troppo si dissolveva e la giuntura diventava perfetta, esattamente come si vede ancora oggi. Non potete non notare, che le parti combacianti, possono unicamente essere state prodotte contemporaneamente. Se non fosse stato per loro veloce e facile lavorare la pietra, non lo avrebbero fatto, sarebbero al limite ricorsi al cemento o altro, come fate voi oggi. Ciò significa che per loro era più facile la lavorazione della pietra, di quanto sia per voi il cemento ora. 

Un altro braccio, dotato di altro laser, provvedeva alle finiture a smusso sugli spigoli; ma questa finitura non è stata fatta sempre e ovunque. Gli operatori si limitavano a passare un magico stilo, su di un pannello. Con la decaduta degli dei, venne meno la capacità di rendere leggera e lavorabile la pietra. Da notare anche, quanto questa metodologia di muratura, sia antisismica. In seguito, le dimensioni si ridussero e voi ora, potete vedere muri più recenti fatti in modo sempre più scadente. Tutto questo è palese e sotto i vostri occhi. Le realizzazioni megalitiche consistenti in dolmen, menhir, cromlech, sono realizzazioni avvenute in epoca di già avvenuta decadenza e quindi più recenti o comunque in zone dove la tecnologia aliena non era presente ma, erano presenti dei giganti. Sono la manifestazione della perduta strada degli esseri semi divini e, della considerazione religiosa che ad essi volsero i terrestri.



Se la vostra cultura vi nega la verità storica, è perché chi la gestisce ha interessi di manipolazione. Preferisce diventare ridicola parlando di attrezzi di rame, tronchi e corde, piuttosto che ammettere l’esistenza in passato di una cultura terrestre globale e superiore. Ammetterla significherebbe ammettere che ora siete decaduti e, ciò non è spiegabile razionalmente se non mediante l’avvento di una volontà che lo ha determinato. Sarebbe quindi necessario dire quale avvento e quale volontà contraria. Gli dei costruttori, sostenitori dell’umanità, ad un certo punto lasciarono la Terra, non perché persero la guerra; ma perché era venuta meno la motivazione del restarci. Per loro, il loro progetto era stato realizzato. Quello di portare il seme evolutivo nell’ominide e, esportare anime del loro gruppo, con avvenuta esperienza terrestre. Il pianeta divenne di dominio degli dei alieni negativi che, ora operano in occulto con i vostri governi. Per questo oggi vi lascia sconcertati il fatto, che determinate civiltà all’improvviso scomparvero e, non sapete spiegare il perché. Se però vi chiedeste, per quale motivo vi è nascosta la verità; scoprireste che ciò avviene perché le culture aliene negative, sulla Terra ci sono rimaste. Loro non intendono manifestarsi, non vogliono essere individuati e, vogliono mantenere il potere in incognito, mediante il potere politico al loro servizio. Le entità aliene che di tanto in tanto si fanno intenzionalmente vedere, sono prevalentemente entità extra dimensionali. Dovete fare però attenzione quando entità aliene negative si prendono gioco di voi, spacciandosi per positivi o entità extra dimensionali. Ora, per concludere, alcune prove circa quanto detto delle caratteristiche della materia e di come essa può essere trascesa o manipolata a piacimento. La materia del pesce, convive con quella dell’acqua. Quella del volatile, con quella dell’aria. Quella dell’uomo con l’acqua e l’aria. Entità a voi aliene, convivono con l’acqua, l’aria e molte altre forme di materia, compresa la pietra. Quando voi dite che degli alieni sono entrati in casa passando attraverso i muri, dite il vero e ciò vale per entità di molte tipologie. Ora voi siete in grado di riprendere entità come gli Orbs che passano i muri, che stanno nell’acqua, o che escono dal terreno e volano in cielo. Siete in grado di riprendere i Rods che, con fisicità tenue sono in grado di manifestare caratteristiche straordinarie rispetto all’essere umano. Quando parlate di entità in grado di materializzarsi e smaterializzarsi a piacimento; dite il vero. Ora se una entità è in grado di materializzarsi e smaterializzarsi; volete che non sia in grado di materializzare e smaterializzare la pietra? Non vi viene quindi da pensare che le entità aliene, che manipolavano la pietra durante il periodo megalitico, erano entità a voi di molto superiori; ma inferiori rispetto a quelle entità, che la pietra non hanno necessità di manipolarla in quanto il loro corpo o loro modo d’essere, trascendeva la necessità fisica? Per voi il concetto di annullamento della forza di gravità è cosa di difficile comprensione; ma vi siete mai chiesti perché, nei casi di infestazione di case da parte di entità negative, gli oggetti volano e perdono peso?


(Come nella seconda foto, eccezionali lavorazione megalitiche che, hanno subito immani catastrofi, non imputabili a cause naturali, ma a guerra tra  entità aliene.)






martedì 11 marzo 2014

Opere impossibili e lo shamir

Opere impossibili e lo “shamìr”.

di Dario Giacoletto


In molte parti del mondo è stata riscontrata la presenza di opere megalitiche di straordinaria fattura e precisione; chi le costruì? Ma soprattutto, con quali tecnologici mezzi poté costruirle? Secondo la mitologia, furono i ciclopi. Esseri giganteschi, figli degli dei alieni e, considerati semi/divini per la loro discendenza. Quali le prove? La tecnologia in possesso di questi esseri, in quale misura passò all’uomo comune? La tecnologia che produsse la lavorazione sui megaliti, produsse anche oggetti dalle dimensioni minute di materiali impossibili da lavorare normalmente?


Le ipotetiche teorie

·         Lavorazione della pieta, mediante pietre più dure. Non meritevole di considerazione per la palese inconsistenza pratica e, per il fatto che poi resterebbe da stabilire con cosa furono lavorate le pietre più dure per poter lavorare quelle meno dure.
·         Lavorazione della pietra mediante attrezzi in rame. Trovatemi gli scalpelli o il rame adatto a scalpellare e datemi una dimostrazione pratica. Dimostrate che la pietra dei muri di Cuzco è stata scalpellata. E’ indisponente, la teoria in base al quale il sarcofago della piramide di Cheope, sarebbe stato secondo la versione scientifica, scavato con scalpelli di rame. E' un insulto alla intelligenza umana, sostenere questa tesi.
·         Lavorazione mediante ammorbidente. Esiste una teoria in base alla quale, una certa sostanza ammorbidente ricavata da vegetale, sarebbe in grado di ridurre a facile lavorazione la pietra.  A parte il fatto che nessuno ha mai dimostrano che esiste realmente la sostanza; ma vi immaginate quanto vegetale sarebbe stato necessario e poi, come mai questa efficacissima soluzione è stata dimenticata e dell’erba più nessuna traccia? Ma anche se esistesse l’erba e la quantità necessaria, se la pietra è molle per essere modellata, questa cade e deve essere arginata; ma nei muri ciclopici, non vi è traccia di arginatura! Oltretutto, prima di mettere una pietra di grosse dimensioni sopra di un’altra occorrerebbe aspettare che la prima si indurisca, altrimenti cederebbe; ma in questo caso perderebbe la prima, la facoltà di combaciare colla seconda. Comunque non escludo che possa esistere una sostanza del genere, ma è tutto da dimostrare e nessuno lo sta facendo; semplicemente sostengo che è poco probabile che sia risolutiva per spiegare le costruzioni megalitiche e le lavorazioni microscopiche delle pietre dure.
·         Lavorazione in stampo mediante ammorbidente. Se la pietra è molle e la si mette in uno stampo, prenderà la forma dello stesso, ma anche le dimensioni e quindi, tutte le pietre stampate avranno la stesse dimensioni ed eventuali segni di stampaggio. Non mi risulta che vi siano prove del genere a conferma.
·   I ciclopi o giganti, avevano una forza fisica pari a 7/8 volte quella degli umani comuni. Certamente, e per loro la lavorazione era di molto facilitata in quanto, facendo un ragionamento proporzionale, se aumenti la forza, diminuisce la resistenza della pietra; ma ciò nonostante, occorre capire quale tecnica di lavorazione utilizzassero e perché non utilizzarono invece il cemento.
·         Pietra scalpellata da giganti con strumenti d’acciaio. Nelle realizzazioni migliori, non vi è traccia di scalpellatura e, non regge neanche l’ipotesi della levigatura. Una cosa è levigare una superficie piatta, altra cosa levigare gli angoli interni, presenti dentro scanalature e anfratti vari. Con le costruzioni megalitiche, alcuni storici ci indirizzano lontano nel tempo, in epoche nel quale l’acciaio proprio non esisteva, a disposizione dell'ominide terrestre.
·         Il quesito del peso e delle dimensioni.
Come furono trasportati blocchi che raggiungono quattrocento tonnellate? Presunti esperti sostengono che, abbondando la manovalanza, tutto era possibile. Corde, travi, pendenze graduali etc. a me tutto questo pare patetico e irreale. Solamente chi lavora da seduto dietro una scrivania e in base a ipotetiche teorie può affermare cose del genere. Non certo chi ha lavorato manualmente, quindi dispone di senso pratico.


Ecco come si sarebbero spostati  blocchi da duecento tonnellate. Vorrei far notare che, solamente colla fantasia il trave esce dal foro e si mantiene dritto e poi non flette! Poi, se il peso da portare è ingente, i pali devono essere sempre più lunghi e quindi maggiormente flettono e aggiungono il loro maggiore peso al peso del blocco da portare! Come la mettiamo poi col fatto  dei blocchi già sistemati in loco e senza fori? Per di più, il fatto che occorrerebbe avere una autostrada a disposizione per pensare di operare in questo modo?
Non è migliore la teoria in base al quale è possibile spostare grossi blocchi sopra dei tronchi di legno; non perché non possibile in condizioni teoriche e ottimali, ma perché le condizioni ottimali, per crearle richiederebbero tempi sproporzionati. E, se vi è una leggera ondulazione sul terreno, quando il peso viene scaricato in modo abnorme su uno o pochi pali, l’eccessivo peso distrugge il legno. Oltretutto, un tronco può ruotare solamente se è perfettamente diritto e tondo e ancora, a certe altezze non sono disponibili tronchi del genere in numero adeguato. In alcuni casi è stato scoperto che la pietra dei blocchi, proveniva da cave a 200/300 km, dal quale si era divisi da monti e valli!


Osservando queste costruzioni megalitiche, emergono delle evidenze. Non è possibile che siano state costruite in base alle nostre conoscenze e, soprattutto, non vi può essere coerenza tra quelli che sarebbero i nostri tempi di lavorazione e la quantità di tempo che ci occorrerebbe per realizzarli. Tralasciamo poi, quanto riguarda la precisione, che ha dello sconcertante. Chi compì queste opere, doveva disporre di una tecnologia del quale, ancora oggi noi non disponiamo. Osserviamo attentamente la strabiliante immagine sottostante:



La precisione è tale che, nessuna mente normale può pensare che sia realizzabile mediante mezzi noti. La scienza tace, le versioni storiche ufficiali inorridiscono, non può essere concesso che dei primitivi disponessero di tecnologia tanto avanzata. Già, solamente che la storia ufficiale non vuole ammettere, che in mezzo ai primitivi vi erano coloro che tali non erano. Se la spiegazione di una ipotetica tecnologia superiore è corretta, ora io devo fornire delle prove che lo dimostrino. Andiamo quindi all’immagine sottostante. Ciò che evidenzia questa fotografia ha nuovamente dello sconcertante! Prima di tutto dimostra che anticamente, non portavano sempre la pietra grezza sul luogo di utilizzo definitivo, per poi lavorarla come da necessità; ma la lavoravano anche nel luogo che forniva il materiale, perlomeno in questo caso e forse nei casi in cui le dimensioni esatte di ciò che si intendeva realizzare erano note in anticipo in base al progetto.  Seconda considerazione, l’evidente facilità che gli operatori avevano nel tagliare la pietra. Lo confermano i particolari dell’immagine e la qualità dell’esecuzione. Osservando l’immagine, non può non emergere che l’opera fu abbandonata a metà e non venne ripresa. Perché? Se disponevano di facilità di realizzazione, poco ci sarebbe voluto per terminarla e portarla via!  La risposta è però palese davanti a tutti. La parte superiore della roccia, ad un certo punto esplose! Lo dimostrano i particolari di rottura e frantumazione; ma lo dimostra anche il foro che si è insinuato in essa. Ad un certo punto, nel corso della lavorazione, qualcosa intervenne per far esplodere la roccia. Cosa? Chi si interessa di ufologia del passato o clipeologia, sa che in passato vi sono state tremende guerre tra gli dei alieni. Si distruggevano le città e le opere a vicenda. Unicamente con armi letali quali quelle menzionate in testi orientali, ma anche nella Bibbia era possibile distruggere in quel modo la roccia.



Lo shamir

Andando alla ricerca della eventuale tecnologia del quale potessero disporre gli esseri semidivini per le loro opere; sono giunto alla conoscenza della presenza in passato, di un attrezzo che nel linguaggio ebraico viene detto “Lo shamìr”.
Le  informazioni seguenti, sono tratte da un articolo di Lia Mangolini: La vera natura del "magico Shamìr", al quale indirizzo coloro che intendono approfondire.
Tradizione midràshica: Aggettivo da midràsh (plurale midrashìm): narrazione popolare che amplia e arricchisce di tradizione orale e di leggenda gli scarni testi dell'Antico Testamento. Spesso altrettanto vetusti di questo, i midrashìm trattano le identiche storie ed i medesimi personaggi, fornendo talvolta su di essi indicazioni essenziali, ma non sono stati inclusi nella Sacra Scrittura per motivi dottrinari. I midrashìm costituiscono la fonte più diretta delle tradizioni "apocrife" di argomento biblico. In un  midràsh è riportato che, per la costruzione del Tempio, Salomone aveva dato ordini molto precisi. Secondo la Legge mosaica, Legge divina, nessun materiale (pietra, legno, oro, avorio eccetera) doveva essere lavorato con attrezzi di ferro. L'altare, soprattutto, non doveva essere profanato in nessun modo da quel contatto, e nel cantiere non doveva entrare nemmeno un chiodo; né tanto meno martelli, scalpelli, picconi o altro. Tanto è vero che il materiale da costruzione, o almeno, sicuramente, la pietra, era arrivato sul posto già squadrato, se non rifinito, di modo che durante i lavori "non si udì nel Tempio nessun rumore prodotto da utensili metallici". L'unica maniera alternativa di lavorare la pietra senza impiegare strumenti di ferro era quella di usare il "magico Shamìr". Dio stesso l'aveva dato sul Sinai a Mosè, che se ne era servito per incidere i nomi delle dodici tribù sulle pietre incastonate nel pettorale e nell'"efòd" che facevano parte dei paramenti del Sommo Sacerdote. Da allora però lo Shamìr era sparito e non si sapeva più che fine avesse fatto. Una quindicina di midrashìm  riportano informazioni relative al shamir, riportate nel libro ”Le leggende degli ebrei" di Louis Ginzberg.

Particolari tecnici
  • Lo Shamìr, con altre creature soprannaturali, venne creato al crepuscolo del sesto giorno della Creazione.
  • E' grande più o meno come un grano di frumento o d'orzo, e possiede la mirabile proprietà di tagliare qualsiasi materiale per quanto durissimo, anche il più duro dei diamanti.
  • Per questa ragione venne utilizzato da Mosè per lavorare le gemme poste sul "pettorale del giudizio" del Sommo Sacerdote. I nomi dei capi delle dodici tribù furono dapprima tracciati con l'inchiostro sulle pietre destinate a essere incastonate nel pettorale (e anche sulle due onici dei fermagli posti sulle spalline dell'"efòd" - N.d.A.) poi lo Shamìr venne passato sui tratti che rimasero così incisi (dalla letteratura rabbinica). Il fatto più straordinario fu che l'attrito (o l'azione) che segnò le gemme non produsse nessun residuo.
  • Lo Shamìr venne inoltre usato per tagliare le pietre con cui fu costruito il Tempio, perché la legge proibiva di usare per quest'opera strumenti di ferro (dal Talmud e dalla letteratura midràshica).
  • Lo Shamìr non può essere conservato in un recipiente chiuso di ferro o di qualunque altro metallo, poiché lo farebbe scoppiare. Esso va avvolto in un panno di lana e deposto in un cesto di piombo pieno di crusca d'orzo.
  • Lo Shamìr rimase in paradiso sinché Salomone non ne ebbe bisogno e mandò l'aquila (o un altro volatile) a prenderlo. Era il più meraviglioso strumento in possesso del re.
  • Con la fine dei lavori del Primo Tempio, o con la distruzione del Tempio stesso, lo Shamìr scomparve (o forse cessò di funzionare).
Nel semileggendario "Testamento di Salomone" (del III° secolo d.C.) si narra inoltre che, durante la costruzione del Tempio, gli operai addetti ai lavori soffrivano di un male misterioso che provocava grande spossatezza: ogni giorno più pallidi, con profonde occhiaie, deperivano, non riuscivano più a lavorare, e ogni notte erano visitati da vampiri e dèmoni che li affamavano rubando loro il cibo (il che, a parer mio, significa che rimettevano anche l'anima). Quando incominciarono a morire, il re salì sul monte Moria e pregò Dio, il quale gli mandò in dono, tramite l'arcangelo Michele, il famoso anello d'oro, con incisi la stella e il Suo ineffabile Nome, che dava poteri straordinari e immensa saggezza (in quell'anello fu più tardi incastonato lo Shamìr, che era una specie di rutilante "pietra verde", un "portentoso gioiello che irradiava luce"). Vampiri e dèmoni furono messi, al posto degli operai, a tagliar pietre giorno e notte. Questo è, più o meno, tutto quello che si sa sul "magico Shamìr". Complessivamente, dai brani citati si possono trarre le seguenti informazioni "tecniche":
1) lo Shamìr poteva essere usato per foggiare e per lavorare qualunque minerale, anche le pietre più dure, un midràsh dice "anche il legno duro come pietra", diamante compreso (che, in alcune versioni, figura tra le gemme del pettorale); era in grado di intaccare anche il vetro; la sua azione non lasciava residui.
2) il suo aspetto era quello di un "qualcosa" delle dimensioni di un granello d'orzo, forse di colore verde;
3) non poteva essere conservato in un contenitore metallico chiuso, che sarebbe esploso (o si sarebbe fuso): liberava vapori? o che altro?
4) solo il piombo, anzi un recipiente non ermetico di piombo, se protetto da una adeguata coibentazione, poteva resistere alla corrosione (o comunque alla reazione chimica) da esso prodotta;
5) non danneggiava la lana né la crusca e, con qualche problema, si poteva manipolarlo a mani nude.
6) non inibiva la crescita delle piante;
7) con l'andar del tempo (si parla di circa 400 anni, quelli intercorsi fra la costruzione e la distruzione del Tempio; ma forse ne occorsero molti meno) "scomparve", o meglio "divenne inattivo".
Appare piuttosto evidente che la descrizione di questo "qualcosa" fosse dovuta, in origine, all'esperienza diretta di chi con questo "qualcosa" aveva avuto a che fare, e che l'aveva usato. Ed appare ugualmente evidente, poiché all'epoca della stesura di questi testi, di cosa fosse di preciso lo Shamìr si era ormai persa la memoria e, che le straordinarie caratteristiche di questo "oggetto misterioso" non sono riferibili ad alcuna delle più comuni interpretazioni che ne vengono date. Il dizionario ebraico-italiano, alla voce "SHAMIR", elenca infatti diverse, mirabilmente eclettiche definizioni: 1) diamante (?) (sic); 2) verme leggendario che tagliava le pietre per il Santuario; 3) finocchio; 4) paliuro. E questo è tutto. L'unica indicazione aggiuntiva viene dal termine, subito sotto riportato, di "niàr shamìr" che in ebraico moderno a tutt'oggi, correntemente, indica la comune "carta vetrata", cioè qualcosa che consuma e corrode. Qui ci troviamo evidentemente nel campo delle ipotesi. Dirò di più, siamo al livello degli indovinelli da bambini: minerale, animale o vegetale? Ora, è chiaro che siamo costretti a considerare attendibili i dati forniti. D'altronde, non abbiamo alternative. Quindi, sulla base degli elementi descrittivi a nostra disposizione, e alla luce delle conoscenze scientifiche attuali, cercherò per prima cosa di escludere le interpretazioni "impossibili", e quindi (anche mettendo in atto i collegamenti cui prima accennavo) di identificare per tentativi il favoloso Shamìr. Ma che cos'era insomma?


Nel caso in esame, si diceva che quel singolare animaletto sarebbe strisciato dentro o sul pezzo da lavorare riuscendo a intaccarlo o a fenderlo con un taglio perfetto. Si diceva pure che un suo semplice tocco potesse scindere la pietra. Una leggenda iraniana racconta che Zal, una volta salito al trono, con la sua sposa, "splendevano" per la presenza di un'"essenza divina", chiamata "farr" o "khvarnah" ("Fortuna del Re" e "Gloria di Dio"), la quale permetteva di scavare le sostanze più dure, forgiare metalli e addirittura conoscere la natura di Dio. Senza di essa, tangibile simbolo dell'investitura celeste, un re non poteva regnare.


Una cultura  in Cappadocia, a partire dal 9500 a.C., costruì qualcosa come 36 città sotterranee articolate su 18-20 livelli e in grado di ospitare una popolazione da 100.000 a 200.000 anime. http://presenze-aliene.blogspot.it/2012/12/derinkuyu.html Scavate nella viva roccia, le abitazioni (che i locali chiamano "camini delle fate", poiché le credono opera degli "angeli caduti" e tuttora abitate dagli Jinn o dalle Peri ) sono collegate fra loro da una rete di tunnel alti anche più di due metri, e oltre a ciò sono aerate da numerosi condotti di ventilazione, lunghi molti metri e con un diametro medio di 4 centimetri. Scavati come? Ma è soltanto qualche millennio più tardi, quando improvvisa poco dopo il 4000 a.C. esplose la grande civiltà del "Paese fra i due fiumi", seguita dappresso da quella egizia, che ebbe inizio in questa parte del mondo allora conosciuto quella straordinaria produzione di oggetti d'uso ma più che altro di opere d'arte in pietra, che ci lascia tuttora ammirati, ma anche perplessi e sconcertati per la sua incredibile accuratezza in rapporto agli utensili (o almeno a quelli a noi noti) di cui si presume l'impiego.

Lavorazione minuta


Così come è inspiegabile e sconcertante la lavorazione della pietra di dimensioni ciclopiche, altrettanto sconcertante è la lavorazione di cose minute, con materiali  di impossibile lavorazione. Con lavorazione minuta, si intendono  incisioni, figure e scritte, delle dimensioni massime di un paio di centimetri, eseguite sul quarzo (durezza 7), sul diaspro (idem), sull'onice di pietre da sigillo o da ornamento, in gran parte riportate alla luce dagli scavi in Mesopotamia e in Egitto. Iscrizioni il cui spessore a volte non supera 0,16 millimetri. Mentre ci è difficile persino raffigurarci la misura e l'aspetto del morsetto che necessariamente doveva tenerle ferme durante il lavoro del bulino, è stato calcolato che quelle pietre debbono essere state lavorate con punte resistentissime da mm 0,12. Di che materiale?

Non a caso Esodo 28, 11 e 39, 6, parlando delle 12 gemme da incastonare nel "pettorale del giudizio" e delle due onici, o "sarde", poste sulle spalle dell'"efòd", specifica che avrebbero dovuto essere istoriate "secondo il lavoro dell'intagliatore di pietre, che incide un sigillo", "secondo l'arte di incidere i sigilli". E' interessante notare che la citazione di quelle tecniche d'incisione non contiene niente di magico. Si sa comunque che l'arte (e l'uso) di tagliare, incidere, intarsiare e scolpire in rilievo le pietre dure e preziose è una delle più antiche conosciute, e risale a gran tempo prima che fossero conosciuti i metalli adatti a questo scopo.

E di che materiale erano fatti gli strumenti con i quali venne scolpita la statua in diorite di Gudea di Lagash, che ha più di 4000 anni? O la stele famosa del Codice di Hammurabi, di poco posteriore, dove il basalto nero è tutto coperto da una minutissima e nettissima scrittura cuneiforme che pare impressa nell'argilla o nella cera? Tutti questi manufatti e infiniti altri, meravigliosi nell'aspetto e di fattura perfetta,  sembrano eseguiti con la massima facilità, come se la solida pietra fosse stata semplicemente plasmata, e non violentemente colpita con rozzi attrezzi primitivi, tenacemente scavata, levigata e lucidata per un tempo interminabile. Parrebbe che quei materiali avessero subìto una lenta, silenziosa dissoluzione chimica, piuttosto che l'aggressione di un impatto meccanico.
 Un testo specifico ("Le pietre magiche", di Santini De Riols) ci dice che per lavorare queste pietre destinate al culto veniva usato un "punteruolo consacrato";  L'unico modo conosciuto per intervenire su materie di quella durezza è quello di scalfirle, con santa pazienza oppure, al giorno d'oggi, utilizzando altissime velocità di rotazione, con un arnese di forma adatta, fatto di qualcosa di ancora più duro. Ma non esistono molte sostanze più dure di quelle sopra citate, anzi non ne esiste alcuna tranne il diamante che le vince tutte, ma che però a quel tempo non veniva ancora normalmente impiegato. La ricercatrice Lia Mangolini, arriva pertanto alla sua conclusione (spero non definitiva) in base al quale, non essendo disponibili materiali adatti alla lavorazione, probabilmente nell’antichità si servivano di sostanze in grado di ammorbidire la pietra e gli altri materiali duri, quindi li lavoravano ed il materiale a seguire riprendeva la durezza originaria. Io ringrazio Lia Mangolini per il lavoro svolto e reso noto; ma resto su posizione diversa.

Conclusione

La logica farebbe pensare che l’essere umano, utilizzando la sua intelligenza, dovrebbe costantemente progredire in tutto il suo operare, tranne che nei casi in cui si manifesta un ostacolo che ne impedisce la crescita; pertanto una volta acquisite determinate informazioni, queste non dovrebbero più scomparire dal retaggio umano comune. Analizzando il fatto invece che opere del passato, non sono replicabili oggi; sono costretto a pensare che qualcosa di diverso sia avvenuto. Cosa? Io ipotizzo una sola spiegazione: Mentre l’ominide terrestre evolveva e passava attraverso il periodo del rame e del ferro; una cultura di origine non terrestre e molto più avanzata, operava sulla Terra con opere impensabili per il terrestre.  Ad un certo punto, questi se ne sono andati da dove erano venuti e hanno lasciato ai posteri terrestri il quesito di spiegare come certe opere siano state possibili in tempi in cui l’uomo non disponeva di tali risorse. E’ un dato di fatto che la levitazione esiste. La levitazione è quel fenomeno mediante il quale viene annullata la forza di gravità e l’oggetto si solleva gestito dal pensiero. Perché non pensare che allora gli dei disponessero di tecnologia in grado di generare la levitazione controllata? E ancora, siamo certi che quando il campo di forza solleva il peso, la solidità della materia è la stessa? Gli uomini hanno dimenticato, perché non hanno mai conosciuto realmente. Quelli che conoscevano erano altri uomini! Ci sono rimaste le loro opere, ma non la loro tecnologia e la loro conoscenza.

Ps: Ipotesi inerente la tecnologia usata. http://presenze-aliene.blogspot.it/2014/03/storia-dariscrivere-di-dariogiacoletto.html